
Se almeno il ministro dell’Istruzione facesse una sorta di INVALSI di storia.
Laboratorio Adolescenza – addirittura per Statuto – non si occupa di politica e quindi cerchiamo sempre di non intervenire su tematiche che, sia pure di nostro interesse, possono in qualche modo entrare nelle polemiche politiche. Lasciamo sempre, quindi, che gli episodi su cui desideriamo intervenire escano dai riflettori della cronaca prima di affrontarli.
È il caso, questa volta, del ministro del “merito” che attribuisce l’assassinio di Piersanti Mattarella alle Brigate Rosse. Un errore che agli esami di maturità, se fossero ancora una prova “vera”, dovrebbe costare la bocciatura, ma che farebbe rabbrividire anche se l’affermazione fosse fatta da uno studente di terza media. Al pari di affermare che Moro sia stato ucciso dalla ‘ndrangheta, Falcone dalla mafia del Brenta e, andando un po’ indietro nel tempo, Cesare accoltellato da Annibale. E che i due personaggi non fossero coevi, a questo punto, cambia poco.
Parlando con Sergio, un vecchio amico col quale da giovani abbiamo partecipato attivamente alla vita politica italiana, riflettiamo amaramente su come il decadimento culturale della classe politica (un po’ di tutti i versanti) sia in parte lo specchio del decadimento culturale collettivo, ma ci dovrebbe comunque essere un minimo di decenza.
Come dicevo, grave se un maturando attribuisse l’assassinio di Piersanti Mattarella alle Brigate Rosse, gravissimo se a farlo fosse un ministro della Repubblica Italiana, intollerabile se quel ministro fosse proprio il ministro dell’Istruzione e dell’Università al quale ministero lo stesso signore ha avuto anche l’ardire di aggiungere il termine del “merito”.
Da giornalista trovo, però, altrettanto umiliante, per la mia categoria, che alla castronata del ministro i giornali abbiano reagito “a seguire” e che nessun collega cronista (a quanto è stato riportato dai media) abbia avuto, al momento, non dico il coraggio, ma almeno la dignità di dire: “Ma ministro, che sta dicendo?”
Lo “sberleffo” è partito dopo e ha addirittura indignato il protagonista perché lo ha considerato una sorta di sciacallaggio ad un normale lapsus (freudiano o linguistico? Ma non credo che il suddetto sappia la differenza). Proprio quel ministro che in una delle sue prime infelici uscite aveva detto che era educativo, per gli studenti non meritevoli, subire umiliazioni. Poi, anche lì, difronte a giuste ed indignate reazioni, aveva detto di essere stato frainteso, ma questo fa parte della routine della politica italiana. Siamo sempre noi a non capire.
Comunque, dell’ignoranza del ministro “lapseur” ci interessa poco, saranno fatti suoi. Quello che ci preoccupa – anche alla luce dei test INVALSI che, per quel che servono, vedono sempre gli studenti italiani agli ultimi posti – è l’esempio. Dai dati provvisori dell’edizione 2026 dell’indagine sugli stili di vita degli adolescenti italiani, che Laboratorio Adolescenza sta realizzando in queste settimane con l’Istituto di ricerca IARD, una percentuale preoccupante di adolescenti ritiene che per avere successo nella vita lo studio serva a poco. Possiamo dare loro torto se il ministro deputato a governare scuola e università, e a dare patentini di “merito”, straparla in questo modo su eventi di capitale importanza per la storia di questa nostra malandata Repubblica?
Allora – e qui destra e sinistra non c’entrano – è chiedere troppo se a cariche istituzionali importanti si mettessero persone che siano in grado di superare almeno un test di cultura generale? Magari anche aiutati dalle figure come nei test per la patente? Non lo dico per il mio amico Sergio e me, e per tutti quelli della nostra generazione boomer, ormai rassegnati, ma per dare un esempio ai giovani che devono costruire il loro futuro sulle macerie che stiamo lasciando.
Presidente Laboratorio Adolescenza



