
L’impegno di Laboratorio Adolescenza nel sollecitare gli adolescenti a dire la loro sul tema della violenza giovanile e sul che fare per arginarla.
In un suo recente articolo su Laboratorio Adolescenza Magazine, Paolo Demolli, docente di filosofia e membro del nostro consiglio direttivo riferendosi al drammatico episodio verificatosi qualche settimana fa in una scuola di La Spezia – in cui un adolescente aveva accoltellato e ucciso un suo coetaneo – diceva (posizione assolutamente condivisibile) che i provvedimenti da adottare tutt’altri erano che non quello ipotizzato dal ministro Valditara di mettere i metal detector nelle scuole più a rischio (quale fosse il criterio per misurare il rischio, poi, nessuno lo sa). A pochi giorni di distanza la cronaca ci riporta drammaticamente all’argomento con l’accoltellamento, in una scuola di Bergamo, di una professoressa da parte di un suo alunno. Ovviamente anche qui la soluzione non è il metal detector, ma non si può negare che il problema della violenza tra i giovani, che ha per scenario anche la scuola, esista, sia grave ed urgente. Tanto urgente che le proposte virtuose, preziose per indicare la strada, talvolta lunga, per trovare una soluzione al “problema” non possano essere, da sole, lo strumento per dare una risposta tempestiva ad una urgente domanda di sicurezza. E allora? Che fare?
Uno degli errori che commettiamo spesso, parlando ed occupandoci di adolescenti, è quello di interpretarli attraverso il nostro modo di pensare. Ed anche se riusciamo ad andare un po’ oltre, al massimo facciamo riferimento – attingendo alla memoria antica – a come avremmo agito e pensato noi quando eravamo adolescenti. Ovviamente nulla di più errato non solo come modus operandi generale, ma soprattutto nei confronti di una adolescenza che muta con una velocità pari solo ai trend dei social.
Ovviamente quanto mi appresto a dire non rappresenterà la magica soluzione al problema della violenza che sempre di più i giovani agiscono tra di loro e verso il mondo altro, ma sono assolutamente convinto che non si potrà arrivare ad una soluzione se non facciamo lo sforzo di coinvolgere direttamente i giovani nel tentare di dare – insieme – una risposta alla domanda “che fare”?
Non sono e non faccio il “giovanilista” che crede che qualunque idea venga dai “giovani” sia buona e giusta. Le idee stupide, irrealizzabili, assurde, non vengono solo ai ministri, ma a tutti, giovani compresi. Credo però che il contributo di idee di chi vede le cose da un altro punto di osservazione, talvolta opposto, altre volte complementare, sia utilissimo a rendere il quadro della situazione più chiaro, più completo e quindi più adatto alla ricerca di soluzioni tecnicamente praticabili e possibilmente utili.
L’impegno prossimo venturo di Laboratorio Adolescenza sarà proprio quello di andare a sollecitare proprio gli adolescenti a dire la loro sul tema della violenza giovanile e sul che fare per arginare derive sempre più pericolose. Sarà certamente indispensabile, per sviluppare un progetto di questo tipo, l’aiuto delle scuole che sono certo non ce lo negheranno, ma anche di altre realtà impegnate a vario titolo nel campo dell’adolescenza, che abbiamo già iniziato a sondare.
E questo mio articolo programmatico vorrei che possa essere considerato una sorta di “OPA” – tutt’altro che ostile – per raccogliere adesioni al progetto, ma soprattutto suggerimenti e consigli per renderlo il più efficace possibile.
La società violenta in cui i nostri figli e nipoti adolescenti vivono l’abbiamo creata noi, non loro. Il minimo che possiamo fare e cerare, con il loro aiuto, quantomeno di invertire la tendenza.
Presidente Laboratorio Adolescenza



