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Pregiudizi e stereotipi di genere tra gli adolescenti
GENERE

Una ricerca Cnr-Irpps conferma che pregiudizi e stereotipi di genere sono ancora diffusi tra gli adolescenti.

Tra gli adolescenti c’è una diffusa consapevolezza dei diritti e del rispetto. Ma permangono consistenti pregiudizi e stereotipi. Lo ribadisce una recente indagine del Cnr confermando come, a distanza di anni dalle ultime indagini Laboratorio Adolescenza-Iard sullo stesso tema, le cose non sono cambiate, se non in peggio.

Le indagini Laboratorio Adolescenza-Iard su pregiudizi e stereotipi di genere

Laboratorio Adolescenza e Istituto di ricerca Iard hanno indagato in più occasioni, nelle loro indagini rivolte agli studenti delle scuole superiori, convinzioni e atteggiamenti degli adolescenti nei confronti della disparità e degli stereotipi di genere.

Dalle indagini nazionali di Laboratorio Adolescenza-Iard 2018 e 2019, in particolare, emergeva una fotografia che vedeva gli adolescenti complessivamente piuttosto consapevoli del permanere di diverse forme di disparità di genere in Italia, e al contempo portatori di stereotipi di genere che, di fatto, non giovano alla causa della parità. La consapevolezza risultava più diffusa nelle femmine, ma non impediva loro di esprimere stereotipi che penalizzano proprio le donne.

Le indagini Laboratorio Adolescenza-Iard su parità e rispetto tra i generi

Dall’indagine nazionale 2018 su “Parità e rispetto tra i generi” emergeva un quadro relativo alla percezione della parità di genere da parte degli adolescenti: solo il 38,1% del campione (27,4% delle femmine e 51,4% dei maschi) riteneva che in Italia vi fosse un’assoluta parità di diritti, doveri e opportunità tra uomo e donna. In parallelo, l’81% degli adolescenti intervistati (88,7% delle femmine, 73,8% dei maschi) era convinto che nel nostro Paese fossero ancora presenti pregiudizi che penalizzano le donne, diffusi soprattutto nell’ambito del lavoro: lo sosteneva il 57,6% degli adolescenti. E il 59,6% (68,8% delle femmine, 48,2% dei maschi) riteneva che la cultura dominante nella nostra società fosse ancora maschilista.

L’indagine evidenziava, inoltre, in relazione al fenomeno della violenza sulle donne, come gli stessi adolescenti fossero vittima di pregiudizi di genere: il 46,8% del campione era d’accordo con l’affermazione per cui “La donna è, almeno in parte, corresponsabile delle violenze che subisce”.

La successiva indagine di Laboratorio Adolescenza-Iard “Adolescenti tra presente e futuro”, rivolta nel 2019 a un campione di circa 800 adolescenti di Milano, aveva a sua volta rilevato la percezione di una disparità di trattamento nel contesto lavorativo in Italia. Nel 2019, per un’ampia percentuale sia di ragazze sia di ragazzi, in quest’ambito donne e uomini non avevano, nel nostro Paese, le stesse opportunità e lo stesso trattamento: per il 65,7% delle femmine e il 69,6% dei maschi “donne e uomini hanno le stesse opportunità e lo stesso trattamento formalmente, ma non sempre sostanzialmente”, e per il 26,9% delle femmine e il 16,7% dei maschi la mancata parità di opportunità e di trattamento tra donne e uomini era sia formale, sia sostanziale.

2026: una ricerca Cnr-Irpps

Il Cnr torna ora sul tema – già oggetto di precedenti indagini e ricerche – evidenziando che tra gli adolescenti è ancora alta l’adesione agli stereotipi di genere che investono anche la mentalità delle ragazze. A confermarlo nuovamente, in particolare, è l’ultima indagine del Gruppo di ricerca Mutamenti sociali, valutazione e metodi (MUSA) dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irpps) su un campione di oltre 3000 studenti e studentesse di 25 scuole secondarie di secondo grado di Roma. Lo studio si propone di studiare e approfondire patologie sociali endemiche ed emergenti tra cui la presenza e gli effetti della stereotipia di genere, un vero e proprio “virus” sociale che, alimentandosi di irrisolte consuetudini educative, è colpevole di discriminazioni, forme di segregazione formativa e lavorativa e spesso di violenza anche estrema.

L’adesione agli stereotipi di genere

“I risultati di ricerca, che trattandosi di un’indagine longitudinale riguarda per ora solo quattordicenni (3.068), mostrano la presenza nel 2025 di un’adesione medio-alta agli stereotipi di genere nel 62,3% dei rispondenti” spiega Antonio Tintori del Cnr-Irpps e responsabile del gruppo di ricerca MUSA. “Il problema riguarda maggiormente i ragazzi, ma non ne sono affatto esenti le ragazze. Tra i primi, però, il livello di stereotipia di genere medio-alto è addirittura il doppio che tra le coetanee (79,0% contro 40,2%)”.
I dati fanno riflettere su una ancora diffusa convinzione dell’esistenza di ruoli di genere che vogliono il primato dell’uomo nelle posizioni apicali, quelle di comando, di potere e controllo; tale condizionamento confina invece la donna, ancora oggi, nel dominio casalingo, ovvero ad assolvere gli oneri di cura e assistenza familiare.

“Inoltre, nel confrontare i dati che con quelli dell’ultima indagine nazionale del Cnr sullo stato dell’adolescenza, condotta dallo stesso gruppo di ricerca nel 2022, emerge un altro dato allarmante: questi stereotipi sono più diffusi oggi che in passato, quando l’adesione medio-alta a questo condizionamento sociale sul piano nazionale per la medesima età è risultata pari al 37,9% (20,8% ragazze; 49,2% ragazzi)”, continua Tintori.

L’adesione ai ruoli di genere

Al fine di indagare in modo più approfondito questi condizionamenti sociali, è stata misurata anche l’adesione all’idea dell’esistenza di specifici ruoli di genere, che è diretta conseguenza dell’interiorizzazione degli omonimi stereotipi. Un’adesione medio-alta ai ruoli di genere maschili, che attribuiscono agli uomini determinate capacità o attività quali comandare a lavoro, fare il presidente, fare il poliziotto, guidare, combattere nello sport, guadagnare tanto e fare lo scienziato, si rintraccia nel 47,9% dei quattordicenni romani, ed è nettamente più diffusa tra i rispondenti di sesso maschile (67,1% maschi e 23,4% femmine). Si collocano invece su un’adesione medio-alta ai ruoli di genere femminili, richiamati da attività come cucinare, occuparsi dei figli, pulire, fare la spesa, insegnare, il 33,3% degli adolescenti, con un’importante prevalenza ancora maschile (43,0% maschi e 20,6% femmine). Anche nel caso dell’analisi dei ruoli di genere, il confronto con i quattordicenni dell’indagine nazionale sullo stato dell’adolescenza delinea una tendenza decisamente preoccupante, dal momento che l’adesione medio-alta ai ruoli di genere maschili è aumentata del 10,8% e quella ai ruoli di genere femminili del 9%.

La necessità di interventi strutturali

“Gli ultimi dati confermano che tali stereotipi sono maggiormente diffusi negli istituti tecnici (75,1% contro il 66,1% nei professionali e il 51,4% nei licei), tra studenti e studentesse con background migratorio (70,8% contro il 61,0% di chi possiede la cittadinanza italiana) e tra chi ha un basso status culturale familiare (71,1% contro il 52,5% di chi lo ha alto)” aggiunge il ricercatore. “Queste tendenze, che stanno progressivamente peggiorando nel corso degli ultimi anni, denotano la necessità di interventi urgenti, mirati e strutturali, erogati da personale specializzato, rivolti a alunni e alunne a partire dalle scuole primarie e incentrati sull’esercizio dello spirito critico, sull’emotività, l’affettività e sullo sviluppo di competenze relazionali”, conclude Tintori.

 

Redazione

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