
Quanti la utilizzano, in che modo e perché.
Adolescenti e IA generativa: il rapporto EU Kids Online
Similmente a quanto avviene negli altri Paesi europei, gli adolescenti in Italia utilizzano già l’intelligenza artificiale generativa nella loro vita quotidiana, dai compiti e dalla ricerca di informazioni ai social media, ai giochi e alle applicazioni creative. Lo evidenzia un nuovo rapporto di EU Kids Online (EUKO), rete multidisciplinare di ricerca della London School of Economics, che fornisce la prima prova comparativa su larga scala di come bambini e adolescenti accedono, utilizzano e comprendono l’intelligenza artificiale generativa, evidenziando sia le opportunità emergenti che le crescenti preoccupazioni in materia di sicurezza e diritti.
Il rapporto EUKO esamina l’uso dell’intelligenza artificiale generativa da parte dei più giovani in 20 Paesi europei, combinando le risposte a un sondaggio rivolto a oltre 25mila individui dai 9 ai 16 anni in 17 Paesi (2170 in Italia) con interviste qualitative a 244 adolescenti tra 13 e 17 anni in 15 Paesi.
Adolescenti e IA generativa in Italia
In Italia – rileva il rapporto – la GenAI sta diventando una componente routinaria degli ambienti digitali frequentati dai più giovani.
I risultati mostrano che quasi nove 9-16enni su dieci (89%) dichiarano di utilizzare una qualche forma di IA Generativa.
Tuttavia, spesso bambini e adolescenti non prendono una decisione consapevole di utilizzare l’intelligenza artificiale: piuttosto, la GenAI è sempre più integrata direttamente nelle piattaforme di cui già si avvalgono, come motori di ricerca, servizi di messaggistica e social media.
Per cosa utilizzano l’intelligenza artificiale gli adolescenti italiani
Come i loro coetanei europei, bambini e ragazzi italiani utilizzano la GenAI principalmente per scopi pratici e educativi.
L’utilizzo principale è connesso all’apprendimento scolastico: il 44% la usa per sintetizzare o spiegare testi più lunghi e il 26% come aiuto per fare i compiti. In Italia, inoltre, è significativo, rispetto alla media europea, l’uso della GenAI per passare il tempo o soddisfare la curiosità (il 34% cerca consigli su cosa fare, guardare o ascoltare, o su quali prodotti acquistare), ma anche per scopi più “personali”, come parlare e chiedere consigli sulla propria salute e forma fisica (20%). Il 24%, inoltre, parla con l’intelligenza artificiale delle proprie preoccupazioni e va in cerca di consigli in proposito, mentre un gruppo più piccolo ma significativo descrive anche l’utilizzo di chatbot per compagnia, in particolare nei momenti di noia o solitudine.
Sebbene la GenAI non sia ancora una fonte dominante di supporto emotivo per la maggior parte di bambini e adolescenti, dunque, questi utilizzi sollevano interrogativi importanti su benessere, fiducia e responsabilità.
Genere, età e status socioeconomico: le differenze nell’uso dell’AI
Le differenze di genere nell’uso dell’intelligenza artificiale sono minime (femmine, 90%; maschi, 88%), mentre l’età influenza fortemente l’utilizzo, che aumenta notevolmente durante l’adolescenza (dal 70% a 9-10 anni, al 98% a 15-16 anni).
Sono evidenti anche differenze legate allo status socioeconomico: gli individui provenienti da contesti più avvantaggiati hanno maggiori probabilità di utilizzare la GenAI e di utilizzarla in una gamma più ampia di modi, indicando l’emergere di un nuovo “divario nell’IA”.
Come e dove si “impara” l’AI
Quanto al “come e dove” bambini e ragazzi vengono a conoscenza della GenAI e delle opportunità che essa offre, le interviste qualitative realizzate da EU Kids Online in diversi Paesi tra cui l’Italia hanno intercettato un ruolo fondamentale del passaparola tra coetanei: alcuni hanno trovato l’uso di GenAI autoesplicativo e non hanno ritenuto di aver bisogno di particolari istruzioni sull’ingegneria dei prompt; numerosi altri hanno parlato dei modi in cui hanno appreso di GenAI da coetanei o fratelli; molti hanno appreso di GenAI attraverso i social media, in particolare TikTok e YouTube; alcuni hanno scoperto notizie su GenAI attraverso i media tradizionali come la televisione o fonti di notizie online. Meno comuni le dichiarazioni di aver appreso di GenAI dai genitori o altri adulti. Occasionalmente, anzi, gli intervistati hanno anche riferito che, su GenAI, i genitori o altri adulti ne sapevano meno di loro.
L’atteggiamento degli adolescenti nei confronti della GenAI: perché la usano e perché non la usano
La ricerca mostra che l’uso di GenAI da parte dei giovani utenti è principalmente motivato da praticità ed efficienza. In Italia le motivazioni più comuni riguardano il risparmio di tempo (45%), la ricerca di informazioni o soluzioni non facilmente reperibili altrove (43%), la ricerca di ispirazione per le proprie creazioni (30%), la curiosità di vedere che cosa sa fare la GenAI (30%), il desiderio di semplificare le cose (28%) e quello di migliorare il proprio rendimento scolastico (20%).
Gli usi più strumentali, come lo svolgimento di compiti, così come le motivazioni orientate al tempo libero e alla socializzazione, tra cui l’intrattenimento e l’utilizzo dell’IA con amici o fratelli, e quelle basate sulla fiducia e sull’influenza sociale, come affidarsi alla GenAI più di altre fonti o utilizzarla perché “tutti la usano”, sono segnalate meno frequentemente.
Sul fonte “AI: no, grazie”, i risultati mostrano che il mancato utilizzo della GenAI da parte di bambini e adolescenti italiani è più spesso spiegato dalla mancanza di interesse (non mi interessa, 40%), dalla limitatezza della conoscenza dello strumento (non se so abbastanza 39%), dalla mancata percezione di un bisogno (non ne ho bisogno 38%), piuttosto che da forti preoccupazioni riguardo al rischio, all’accesso o alle regole. Dubbi sull’utilità o preoccupazioni etiche, come l’imbroglio, sono presenti ma meno comuni, mentre le restrizioni da parte dei genitori e della scuola sono segnalate da relativamente pochi 9-16enni.
Le risposte alle interviste qualitative sottolineano inoltre la percezione di un rischio di dequalificazione e impoverimento cognitivo e identificano nella mancanza di fiducia una delle principali motivazioni per non utilizzare GenAI: gli intervistati, soprattutto gli adolescenti più grandi, lamentano che ChatGPT fornisce informazioni inaffidabili o obsolete.
Per gli adolescenti la GenAI è già una realtà
Una sintesi efficace del rapporto è quella proposta da Mariya Stoilova, del Dipartimento di Media e Comunicazione della London School of Economics, coautrice del rapporto. Stoilova ha commentato: “bambini e adolescenti non incontreranno l’intelligenza artificiale in futuro: stanno crescendo con essa ora. Sono curiosi e pragmatici riguardo all’intelligenza artificiale e ciò che chiedono non sono divieti, ma guida, competenze e garanzie che consentano loro di trarne beneficio senza essere messi a rischio”.
Sonia Livingstone, del Dipartimento di Media e Comunicazione della London School of Economics, direttrice di Digital Futures for Children e fondatrice di EU Kids Online, ha a sua volta dichiarato: “L’intelligenza artificiale generativa sta già rimodellando la vita quotidiana di bambini e adolescenti, ma non in modo equo. Senza un’azione urgente e basata sull’evidenza, l’intelligenza artificiale rischia di aggravare le disuguaglianze esistenti anziché ampliare le opportunità degli adolescenti”.
Da qui anche le indicazioni rivolte ai diversi interlocutori in gioco. In particolare, il rapporto invita i responsabili politici a garantire l’efficace attuazione dei quadri normativi esistenti, tra cui il GDPR e la legge europea sull’intelligenza artificiale, con particolare attenzione ai diritti, alla sicurezza e alla partecipazione di bambini e adolescenti; esorta l’industria a progettare strumenti di intelligenza artificiale adatti all’età e rispettosi della privacy; e sottolinea il ruolo delle scuole e delle famiglie nel supportare l’uso critico e responsabile della GenAI da parte dei ragazzi.
Dalla capacità e dalla volontà di raccogliere queste sfide relative agli aspetti più problematici deriverà, anche nel nostro Paese, lo scenario futuro della relazione tra i cittadini più giovani e la GenAI. Un quadro che nei prossimi anni sarà interessante confrontare con la realtà di oggi, già profondamente intrisa di intelligenza artificiale.



