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Abbandono scolastico in Italia: entità e cause del fenomeno
DISPERSIONE SCOLASTICA

L’abbandono scolastico in Italia è in discesa e si avvicina all’obiettivo Ue del 9%, ma continua ad avere costi individuali e sociali troppo elevati. Le cause della dispersione indicano le possibili aree di intervento.

In base ai dati Eurostat diffusi a maggio 2025 e successivamente elaborati, in particolare per quanto riguarda l’Italia, da Con i Bambini e Openpolis, nel 2024 l’abbandono scolastico in Italia, in discesa rispetto all’anno precedente, si è attestato al 9,8%, avvicinandosi all’obiettivo del 9% fissato dall’Ue per il 2030 (risoluzione del Consiglio Europeo, febbraio 2021).

Nonostante i miglioramenti, tuttavia, il fenomeno resta critico, specialmente nel Mezzogiorno, tra i maschi e per gli studenti con background migratorio. Il divario con la media europea si è ridotto, ma persistono le disuguaglianze territoriali a livello nazionale.

Alcuni dati chiave sull’abbandono scolastico in Italia

Eurostat, che metodologicamente ricostruisce il fenomeno della dispersione scolastica “a posteriori” analizzando i 18-24enni, prende in considerazione ragazze e ragazzi che lasciano la scuola con al massimo la licenza media.

Dati e tendenze

Nel 2024, la quota di giovani (18-24 anni) che abbandona gli studi prima del diploma è scesa sotto il 10% (9,8%), con un miglioramento significativo rispetto al 12,7% del 2022 e al 13,1% del 2020, e ancora più netto rispetto al 15% del 2014.

L’Italia si posiziona ancora tra i Paesi europei con i tassi più alti, ma si avvicina all’obiettivo comunitario. Attualmente il nostro Paese è ottavo nell’Ue per incidenza del fenomeno.

In Italia, inoltre, i ragazzi abbandonano nettamente più delle ragazze (13,1% vs 7,6%).

Disuguaglianze territoriali

Il Sud Italia presenta i tassi più elevati (14,6%), con punte critiche in regioni come Sicilia, Puglia e Campania, anch’esse peraltro in miglioramento. Il Nord (8,5%) e il Centro (7,0%) mostrano numeri più confortanti, sebbene esistano sacche di disagio urbano.
Alcune regioni hanno già raggiunto i parametri indicati dall’Agenda 2030: in Abruzzo, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Toscana, provincia autonoma di Trento e Umbria l’incidenza dell’abbandono scolastico è già rientrata sotto la soglia del 9%.

Significativa, come accennato, la relazione tra i dati dell’abbandono scolastico e il grado di urbanizzazione del territorio. L’incidenza più alta si verifica nelle città e nelle aree urbane dove la densità di popolazione è più elevata (10,9%); la dispersione scolastica scende invece all’8,8% nei comuni a densità intermedia, dove il fenomeno risulta meno incisivo (8,8%), mentre risale al 10% nei territori meno popolati (aree rurali).

Dispersione esplicita e implicita

All’abbandono fisico vero e proprio (dispersione esplicita) si affianca il fenomeno della dispersione implicita, che si verifica quando il titolo di studio viene conseguito ma non corrisponde a competenze effettive: il livello di apprendimento è di fatto inadeguato rispetto al riconoscimento ottenuto.

Nel 2024, in Italia, la dispersione implicita è attestata al 6,6%, in discesa rispetto agli anni precedenti.

Abbandono scolastico, cause e fattori di rischio

Gli analisti sono di fatto unanimi nel considerare la dispersione scolastica un fenomeno complesso e articolato, derivante da una molteplicità di cause e fattori di rischio che si combinano e interagiscono gli uni con gli altri.

Interessante e tuttora attuale, in proposito, la classificazione avanzata da Invalsi già nel 2020 (a commento dei dati Eurostat 2019, quando in Italia la dispersione interessava il 14,5% della popolazione scolastica), che identifica una tripartizione delle cause dell’abbandono scolastico:

  • fattori ascritti – capitale socio-economico e culturale della famiglia di origine, genere e background migratorio;
  • fattori di contesto – tipologia e caratteristiche della scuola, preparazione degli insegnanti e relazione tra insegnanti e studente, influenza del gruppo dei pari;
  • fattori individuali – predisposizione allo studio, attitudini.

Con riferimento ai fattori ascritti o di background, vale la pena riprendere alcune sottolineature proposte, tra gli altri, da Istat: incidenze molto elevate di abbandoni precoci si riscontrano – spiega l’Istituto – laddove il livello d’istruzione e/o quello professionale dei genitori è più basso (ad esempio, l’abbandono degli studi prima del diploma riguarda il 22,7% dei giovani i cui genitori hanno al massimo la licenza media). Similmente, se i genitori esercitano una professione non qualificata o non lavorano, gli abbandoni scolastici sono più frequenti (circa il 22%). Gli alunni stranieri affrontano sfide maggiori, con tassi di abbandono che possono superare il 27%. Lo stesso Invalsi, inoltre, sottolinea come il background socioeconomico impatti sia sulle motivazioni allo studio che sulle ambizioni educative e occupazionali, e come l’origine sociale sia inoltre in grado di orientare il percorso formativo scelto dai giovani.

I fattori di contesto, a loro volta, portano a puntare i riflettori sugli aspetti legati al sistema di istruzione, alle caratteristiche della singola scuola, alle procedure di valutazione e alla formazione e motivazione degli insegnanti, e al funzionamento del sistema di istruzione e formazione nel suo insieme, oltre che all’influenza del gruppo dei pari. Fattori di questa natura hanno tra l’altro un ruolo nel determinare un insieme di fenomeni ben evidenziati da OpenPolis, Istat e lo stesso Invalsi – quali ritardi nel percorso di istruzione, risultati scarsi, ripetenze, differenze nel rendimento scolastico, ecc. – che possono ripercuotersi negativamente sulla motivazione agli studi e quindi, indirettamente, sull’incidenza della dispersione, esplicita e implicita.

Quanto ai fattori individuali, Invalsi fa presente che l’insuccesso e l’abbandono scolastico possono essere dovuti anche a elementi come lo scarso coinvolgimento personale nello studio, la scarsa capacità di gestione del tempo e delle proprie risorse, la scarsa automotivazione o difficoltà relazionali pregresse. Tra i fattori individuali – specifica l’Istituto – troviamo quei casi in cui l’insuccesso a scuola viene vissuto come un proprio fallimento e l’interiorizzazione da parte dei ragazzi di un senso di inadeguatezza pone le premesse dell’abbandono.

Se nessuna causa o categoria di cause può quindi singolarmente “spiegare” le proporzioni dell’abbandono scolastico e il suo andamento, ciascuna di queste può comunque essere colta come un terreno – o componente di un terreno – rispetto al quale individuare misure efficaci per ridurre ulteriormente un fenomeno che, nonostante il trend positivo riscontrato dagli ultimi dati, continua a generare costi individuali e sociali elevatissimi.

Fonti principali:

Eurostat – Early leavers from education and training

Openpolis – Abbandono scolastico, obiettivo vicino ma la situazione è più critica nelle città

Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza – La dispersione scolastica in Italia: un’analisi multifattoriale

Invalsi – Le cause della dispersione scolastica

 

 

Simona Mazzolini

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