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Accertamento della maggiore età per entrare nei siti porno. Sì, ma non basta
EDUCAZIONE ALLA SESSUALITA'

Una questione di accessibilità, quantità e qualità. I trucchi per aggirare le norme. E la necessità di un intervento educativo e culturale.

Dal 12 febbraio 2026 i siti e le piattaforme che diffondono in Italia contenuti pornografici dovranno verificare in modo efficace che gli utenti siano maggiorenni, in virtù dell’applicazione della delibera 96/25/CONS che dà attuazione all’articolo 13-bis del cosiddetto “decreto Caivano”.

Di per sé – come ho già scritto qualche settimana fa sulle colonne del Corriere della Sera – lo spirito del provvedimento è assolutamente condivisibile. La “curiosità” adolescenziale di accedere a immagini pornografiche – vedi il Corriere – c’è da sempre e non credo che ci sia persona, oggi adulta, che non lo abbia fatto durante l’adolescenza. Così come non credo che la visione del mitico giornale “Le Ore” (caro ai boomer) abbia compromesso l’equilibrio psichico dei giovani lettori di allora, ormai più che adulti. Ma oggi la fruizione dei siti porno da parte degli adolescenti, se non addirittura dei preadolescenti, rappresenta davvero un’emergenza.

La differenza enorme, tra allora e adesso, è data da tre elementi: facilità di accesso, quantità e “qualità”. Per un boomer-adolescente già solo procurarsi una rivista pornografica era una vera e propria impresa. Gli adolescenti della generazione “X” (1965-1980) hanno certamente avuto più “opportunità” grazie all’avvento delle cassette VHS, ma comunque c’erano barriere (anche economiche) per procurarsi una videocassetta porno e complicazioni logistiche per fruirne (servivano un videoregistratore e una TV, non sempre disponibili “in privato”) fino ad arrivare – stiamo sempre parlando di adolescenti – all’occultamento in casa.

Oggi la fruizione di contenuti porno su Internet è in larghissima parte gratuita e vi si può accedere tramite smartphone H24 in modo assolutamente privato. Secondo i dati raccolti attraverso le nostre indagini, la percentuale di adolescenti che dichiara di frequentare siti porno supera – tra i maschi – il 70%. Più bassa, ma comunque superiore al 40%, quella delle ragazze over 15. Un dato certamente sottostimato perché, ancorché i nostri questionari siano anonimi, quando si tratta di rispondere a domande che riguardano comportamenti socialmente criticabili, se non addirittura vietati, nelle risposte c’è sempre una significativa percentuale di “falsi negativi”.

Ma le maggiori – e più pericolose – differenze rispetto al passato sono la “qualità” di ciò che viene diffuso e il modo in cui si può fare “selezione”. Nel porno la figura debole e soccombente, fisicamente e moralmente, è sempre stata quella femminile, ma oggi sui siti porno, così come per scegliere una lavatrice o un televisore su un sito che vende elettrodomestici, è possibile creare ogni tipo di filtro per selezionare preferenze fisiche e situazionali (bianca, nera, magra, grassa, a scuola, all’aperto… solo per fare gli esempi più “potabili”), il che rappresenta la massima esasperazione dell’oggettificazione della figura femminile. Va detto che gli stessi criteri sono utilizzabili anche per la selezione delle figure maschili (e certo non è cosa positiva neanche questa), ma non c’è assolutamente confronto quantitativo e qualitativo.

Questo tipo di fruizione della pornografia accresce enormemente – come sostiene la psicologa Giorgia Pierangeli, consulente di Laboratorio Adolescenza – il rischio di produrre una pericolosa distorsione di come “vivere” il sesso, che rischia di radicarsi e diventare modello da “esportare” anche nella realtà.

Da queste considerazioni deriva il giudizio complessivamente positivo del provvedimento legislativo anche da parte di chi, come me, è sempre stato culturalmente contrario a questo tipo di divieti, ritenendoli poco efficaci se non, in alcuni casi, addirittura controproducenti.

Il problema maggiore appare invece, in questo caso, la scarsa efficacia della “barriera” che si è cercato di costruire, cosa che abbiamo già potuto verificare per un errore interpretativo della data in cui sarebbe scattato il divieto.

In realtà, infatti, il provvedimento ha fatto scattare il divieto a partire dal 12 novembre 2025, ma ha dato 90 giorni di tempo alle piattaforme pornografiche per mettersi in regola ed attivare il riconoscimento della maggiore età. Ragion per cui il 12 novembre di fatto non è cambiato nulla ma, nei giorni subito precedenti la fatidica data, i social più gettonati dai teenager sono stati invasi da reel che illustravano i mille e uno modi per aggirare i controlli, a partire dall’utilizzo di una VPN (alla portata, anche economica, di qualunque adolescente) con la quale apparire come un utente non residente in Italia. La stessa VPN, tanto per capirci, che utilizzano milioni di cinesi per accedere ai social e ai siti che non sono raggiungibili dalla Cina. Facile prevedere come questi consigli riappariranno nei dintorni del 12 febbraio. E, quant’anche si riuscisse a turare questa “falla”, stiamo pur certi che si scoveranno altri metodi di aggiramento.

Nel frattempo alcune piattaforme si sono già “messe in regola”, ma è facilmente verificabile che aggirare il divieto non è impresa molto complicata. È stato certamente fatto un passo avanti rispetto a quando bastava cliccare un tasto in cui si affermava di essere maggiorenni, ma da qui a rendere impossibile l’accesso ad un minorenne passa un oceano.

E questo conferma che alcuni tipi di “divieti”, anche condivisibili come in questo caso, non possono mai rappresentare, da soli, la soluzione a un problema.

Ed è ancora una volta inevitabile tirare in ballo la famiglia, e anche la scuola, affinché creino nei giovani una cultura della sessualità basata innanzi tutto sul rispetto reciproco e sul consenso. Peccato che l’attuale Governo, proprio su questo fronte, stia cercando di rendere sempre più difficile il lavoro della scuola, argomento già trattato da Laboratorio Adolescenza Magazine in un precedente articolo.

Ma per far questo – concludo con le stesse parole il mio articolo sul Corriere – è innanzi tutto necessario affrontare l’argomento, senza tabù e moralismi, perché una cortina di silenzio non porterebbe da nessuna parte se non a lasciare i giovani in balia di pessimi maestri – quali sono i siti pornografici – ai quali, divieti o non divieti, riusciranno comunque ad accedere.

Maurizio Tucci
Presidente Laboratorio Adolescenza

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