
L’emendamento della Commissione cultura al Ddl Valditara che estende il divieto di attività didattiche su temi della sessualità alle scuole secondarie inferiori lascia un vuoto. Chi e come lo riempirà?
Senza nemmeno scomodare l’affascinante fisica quantistica, oggi molto di moda, già René Descartes, e ancor prima di lui Aristotele, avevano sostenuto che “il vuoto non esiste”.
Ma che c’entra questa considerazione con l’oscurantista emendamento votato dalla Commissione cultura (sembra una beffa) al Ddl Valditara sul «conenso informato delle famiglie» che estende il divieto di attività didattiche su temi della sessualità anche alle scuole secondarie inferiori?
C’entra eccome, perché chi ci governa appare sempre più ossessionato dalla paura che qualunque informazione attenga alle relazioni interpersonali, all’affettività e figuriamoci al sesso, sia una sorta di cavallo di troia per “far passare” la cultura gender per cui, per non rischiare, meglio il silenzio.
Come se davvero il sommo problema del mondo in cui viviamo fossero veramente i Pride e non la sistematica distruzione dell’ambiente e, per fare ancora più velocemente, le guerre.
Da ricercatori quali siamo la nostra unica arma è ribadire le informazioni che da anni raccogliamo attraverso le nostre indagini ed in particolare, riguardo all’argomento in questione, che il 69% degli studenti delle scuole medie vorrebbe che a scuola si trattasse in modo sistematico e non occasionale l’educazione sessuale, e che per il 40% la fonte di informazione principale su ciò che attiene la sessualità e la contraccezione è Internet. Non solo è diventato residuale il ruolo degli amici (17%) – storica fonte di apprendimento – ma anche la mamma è stata messa nell’angolo (14%) per non parlare del papà (3,7%).
Ovvero dati che sono la negazione del Ddl Valditara con annessi emendamenti che, indebolendo ulteriormente il ruolo della scuola proprio nel momento delicatissimo in cui gli adolescenti iniziano a vivere attivamente la propria sessualità, li lascia ancora più soli davanti ad uno schermo ad acquisire direttamente informazioni sul web.
Ma davvero, ministro, ma vorrei porre la stessa domanda anche a tanti, troppi genitori, possiamo credere che per ragazze e ragazzi a cui, per natura, gli ormoni cominciano ad “impazzire” la soluzione per far vivere loro nel modo più sano possibile la propria sessualità sia tacere, omettere, aggirare, con la patetica illusione che così facendo si possa ritardare il più possibile il “fatidico” momento?
E qui torniamo al vuoto che non esiste. Se la loro legittima e urgente domanda di conoscenza non troverà risposta adeguata nelle normali agenzie preposte alla formazione degli adolescenti, non si metteranno buoni buoni ad attendere “l’età per amare” come cantava Gigliola Cinquetti agli inizi degli anni sessanta, ma la cercheranno dovunque possono, sperando solo che nella ricerca non si fermino a Pornhub e dintorni.
Il legislatore, ma anche le agenzie a cui facevo prima riferimento, che su questi temi sembrano vivere in una sorta di retrospettiva del passato, dovrebbero essere consapevoli che a differenza degli adolescenti coevi di Gigliola Cinquetti quelli di oggi hanno un accesso orizzontale a qualunque tipo di informazione che non c’è “parental control” che possa arginare.
Con l’amico Fulvio Scaparro, nostro referente per l’area psicologica, parlando di questi argomenti rievocavamo l’incredibile difficoltà con cui noi adolescenti d’altro secolo ci procuravamo una copia del fatidico “Le Ore”, pornorivista dell’epoca i cui contenuti probabilmente oggi potrebbero quasi rientrare senza grande scandalo in una rivista per famiglie.
Ma non è nemmeno l’accesso alla pornografia tout court il problema maggiore, quanto l’esigenza del contraltare culturale che dovremmo opporre – e qui il ruolo essenziale della scuola che il Ddl Valditara tende ad imbrigliare – ad una immagine del femminile subalterno e svilito che certo web propone. Paradossalmente – e l’aumento dei femminicidi ne è la plastica dimostrazione – la forbice tra come predichiamo e come razzoliamo si allarga.
Qualche giorno fa ho seguito un interessante corso di formazione promosso dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, del quale faccio parte, su come dovrebbe essere un giornalismo rispettoso, a partire dai casi di femminicidio ma non solo, del “femminile”. Certo, il ruolo della comunicazione oggi è essenziale ma, specie nei confronti degli adolescenti, lo è altrettanto il ruolo della scuola.
“Per questo – concordano Loredana Petrone, psicoterapeuta e sessuologa nonché nostra preziosa consulente, e Fulvio Scaparro – è un errore confinare l’educazione sessuale all’insegnante di scienze, come se la sessualità fosse solo questione di apparati riproduttivi e ormoni. La sessualità attraversa il linguaggio, le relazioni, la percezione di sé, il rispetto dell’altro, la libertà e la responsabilità. È una dimensione costitutiva dell’umano che deve riguardare tutto l’ambiente scuola e non un argomento specialistico di un singolo programma”.
Sulla parità e sul rispetto di genere, così come sul rispetto di ogni minoranza, la sfida che rappresentano per noi adulti di oggi gli adolescenti è enorme. Alla luce dei progressi scientifici e tecnologici, del crescere pervasivo nel nostro quotidiano dell’IA, le cui prospettive di sviluppo non riusciamo nemmeno ad immaginare, semmai dovessimo essere ancora una volta “cattivi maestri” gli effetti potrebbero essere davvero devastanti.
Presidente Laboratorio Adolescenza



