
Guerre, invasività della comunicazione, competizione e sistematica demolizione del valore della cultura: perché gli adolescenti vedono… grigio.
Nel comunicato stampa che presenta i primi risultati della nostra indagine annuale Laboratorio Adolescenza – IARD commento dicendo che sono ormai troppi anni che i risultati appaiono una sorta di bollettino di guerra. Proprio come quelle guerre che ci circondano e che contribuiscono in modo sostanziale alla visione cupa e incerta che gli adolescenti hanno del loro futuro.
Non fingiamo di essere nati ieri. Le generazioni passate, da che il mondo è mondo, sono sempre state protagoniste di orrori ed errori in tutti i contesti e sotto ogni bandiera. Ma generalmente le generazioni anagraficamente emergenti, per intenderci l’adolescenza, da quando (non da moltissimo) è comparsa sulla scena, ed il passaggio sociale non è più stato infanzia-adultità, è sempre stata caratterizzata da una visione del proprio futuro improntata alla speranza. Speranza che non sempre si è concretizzata, spesso si è rivelata un’illusione, ma che comunque ha abitato in loro. E senza arrivare troppo lontano nel tempo, limitandoci pure al nostro piccolo, al nostro osservatorio sull’adolescenza che compie quest’anno 27 anni, i dati in nostro possesso ci descrivono chiaramente questa involuzione che descrive una adolescenza sempre più sfiduciata.
Quali possono essere le cause proprio considerando, come ho appena detto, che il mondo è da sempre stato luogo di orrori? Difficile dare una risposta esaustiva e certa, ma qualche ipotesi può essere avanzata.
L’ invasività della comunicazione ha avuto certamente un ruolo determinante, nel bene e nel male. Nel bene perché è comunque “bene” sapere, nel male perché l’eccesso crea, specie nei soggetti più fragili come sono gli adolescenti, un disorientamento e un’ansia difficilmente controllabili.
La competitività dell’attuale società è elevatissima, per cui la percezione (alta) del rischio di non essere tra chi “emergerà” appare inaccettabile e comunque indice di fallimento. La sistematica demolizione del valore della cultura che l’attuale società sta barbaramente portando avanti e, quindi, lo scollegamento fra competenza e successo, disarma la scuola e l’università (strumenti che gli adolescenti hanno a disposizione) ed enfatizza il ruolo (nell’indagine lo dicono chiaramente) della “idea vincente” che si può tirare fuori dal cilindro.
Il tutto in un contesto – e qui mi riferisco agli adulti – in cui sull’orlo di una crisi di nervi non sono le donne del film di Almodovar, ma tutta la società. E l’orlo è sempre più spesso superato. Pensiamo solo, per rimanere lega,ti alla cronaca a quel “padre” che entra in campo in una partita di calcio tra ragazzini e ferisce a botte un avversario del figlio. La società dei nostri nonni e dei nostri genitori non è stata candida e virtuosa. Ci ha lasciato in eredità un mondo sporco, ferito e ingiusto, ma noi – così concludo il comunicato stampa che presenta l’indagine – rischiamo di lasciare alle generazioni future solo polvere e cenere.
Presidente Laboratorio Adolescenza



