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Adolescente e Pediatra – i dati di una nostra indagine
ESIGENZA DI FORMAZIONE

È sempre maggiore il numero di adolescenti seguito dai pediatri di famiglia, ma non è scontato che l’efficacia della comunicazione e dell’assistenza sia sempre tale da garantire al meglio il raggiungimento del loro benessere psicofisico.

È sempre maggiore il numero di adolescenti seguito dai pediatri di famiglia e considerate le peculiarità del periodo adolescenziale non è scontato che l’efficacia della comunicazione e dell’assistenza sia tale da garantire al meglio il raggiungimento del loro benessere psicofisico.

In tale ottica abbiamo ritenuto utile raccogliere dati aggiornati su come i pediatri, nella loro pratica quotidiana, siano “strutturati e attrezzati” per accogliere ed assistere gli adolescenti, in particolare sulle modalità di colloquio e di comunicazione privata, sull’ approccio clinico e sull’abitudine di indagare le loro abitudini di vita.

Abbiamo preparato un questionario on line da compilare al Convegno dei Pinguini, svolto a Firenze nel novembre 2024.
L’analisi dei dati può essere di aiuto nel progettare eventuali percorsi di approfondimento e di formazione, perché ricordiamo che l’adolescente ripone ancora molta fiducia nella figura del proprio medico ed è diritto dei ragazzi e responsabilità del pediatra garantire una assistenza accogliente e competente. I pediatri di famiglia che hanno compilato il questionario sono stati 608.
L’ età e la conseguente anzianità professionale avanzata, indipendentemente dalla collocazione geografica, conferma la fotografia della realtà attuale.

Quando proporre la visita senza genitore?

Nella maggior parte dei casi la visita da soli viene proposta o si ritiene utile proporla dai 12 anni in poi (anche se le valutazioni vengono contestualizzate), con una lieve prevalenza delle pediatre a proporla già nella prima adolescenza (10 -12 anni).
Questa tendenza delle colleghe ad affrontare un colloquio con gli adolescenti senza la presenza dei genitori è sempre superiore rispetto ai colleghi nelle diverse fasce di età considerate.

In generale i pediatri dichiarano che i genitori accettano “abbastanza” di buon grado che il medico abbia uno spazio privato con i loro figli adolescenti anche se qualche lieve differenza permane rispetto alla variabile di genere: infatti l’accettazione da parte dei genitori risulta maggiore per le colleghe rispetto ai colleghi.

Due terzi degli intervistati riferiscono che l’atteggiamento prevalente dei genitori è a favore di questa comunicazione in loro assenza, sapendo che, comunque sarebbe loro riferito l’esito.

Si evidenzia un leggero divario fra i comportamenti delle famiglie rispetto a questa tematica fra Nord e Sud, con una maggiore predisposizione a rispettare la richiesta del proprio figlio di un colloquio senza genitori.

“Imbarazzo” nella visita medica?

Spostando l’attenzione dalla parte dei pediatri emerge una maggior difficoltà (definibile imbarazzo) nei pediatri rispetto alle colleghe a proporre la visita senza la presenza dei genitori ad un adolescente. di sesso differente dal proprio.
E nel momento in cui si ponesse l’ipotesi di una visita di un adolescente senza genitori i colleghi preferiscono avere in studio una figura sanitaria di accompagnamento, non volendo rimanere soli.
Anche le colleghe vorrebbero una figura sanitaria quando visitano i ragazzi e le ragazze di questa età, purtroppo non sempre disponibile nei loro ambulatori.

Domande sugli stili di vita

Le domande sulla valutazione degli stili di vita negli adolescenti sono state volutamente divise in due fasce di età: una dai 10 fino ai 12 anni e l’altra nei ragazzi più grandi considerando che le tematiche da affrontare nella prima adolescenza non sono esattamente uguali a quelle della seconda, considerando la fisiologia dello sviluppo fisico e psico sociale.

Nella fascia 10-12 anni le percentuali di colleghe che rispondono sì all’abitudine ad affrontare tematiche quali utilizzo dei social, benessere mentale, fumo di sigarette, sonno e attività motoria sono sostanzialmente superiori rispetto ai colleghi fuorché la domanda sul fumo di sigaretta che pare più sentita, anche se di poco, dalla parte maschile.

Nella fascia adolescenziale più elevata, quando i temi diventano più “spinosi”, permane una superiorità ad affrontare questi argomenti da parte delle colleghe rispetto ai colleghi.

Le pediatre sembrano più propense a porre domande per conoscere gli stili di vita dei ragazzi e su altre abitudini (ad esempio utilizzo di alcool, fumo, cannabis, sessualità, benessere “mentale”) rispetto ai pediatri che sono meno abituati ad indagare su questi aspetti, ad eccezione dell’uso di alcol che viene indagato più frequentemente. Interessante notare come nel Sud e nelle Isole si sia più propensi a porre attivamente domande sul fumo di sigaretta e sull’uso di alcol. Maggiore confidenza, inoltre, se i colleghi sono over 55

Quali difficoltà per i pediatri?

La quasi totalità ritiene compito del pediatra porre domande sugli aspetti psicosociali e sugli stili di vita dei loro pazienti, ma dichiara di avere bisogno di maggiore formazione professionale in merito agli aspetti medico-legali e sugli stili comunicativi con i pazienti di questa fascia di età che si colloca dai 10 fino ai 14-16 anni.

Qualche riflessione

Dalla lettura dei risultati del questionario, emerge la necessità di una formazione più puntuale nell’ambito della gestione della visita all’adolescente, sugli aspetti medico legali e sulla comunicazione efficace.
Bisogno di formazione sempre e comunque dal momento che la gestione della visita nell’adolescente dai 10 ai 14 anni prevede di affrontare temi particolarmente delicati che toccano sfere molto personali, private dei pazienti in un setting spesso non idoneo.
Vengono sicuramente poste domande sulle abitudini di vita e comportamenti quotidiani, ma emerge nei pediatri la difficoltà nell’ indagare l’utilizzo di sostanze, fumo, sessualità.

C’è quindi bisogno di maggior consapevolezza di buone strategie e padronanza del setting comunicativo. Come già evidenziato la differenza di genere fra pediatri e pediatre rispetto ai loro pazienti conferma le difficoltà oggettive (imbarazzo, ma anche la scelta di “non indagare”) soprattutto nella visita delle adolescenti rispetto al pediatra di sesso opposto. Difficoltà che potrebbero essere superate, anche se in parte, dalla presenza di figure sanitarie di supporto durante la visita medica. D’altra parte se viene a mancare un colloquio a largo raggio che indaghi su comportamenti e stili di vita dei propri pazienti, gran parte del ruolo del pediatra di famiglia potrebbe venire a mancare.

Tirando le somme sembra ormai evidente che il format migliore per programmare la visita all’adolescente sia, all’inizio, prevedere la presenza dei genitori/genitore ma diventa prioritario che una parte della visita sia svolta da soli con i pazienti, con una restituzione concordata finale. Questa modalità di incontro va oltre la visita sanitaria consueta: diventa indispensabile, quindi, lavorare sulla relazione di fiducia negli incontri ambulatoriali sin dall’infanzia, aprire spazi comunicativi di accoglienza e di ascolto consapevole e costruttivo, costanti nel tempo. Il diritto del bambino prima e dell’adolescente poi ad essere protagonista e ad avere la sua privacy deve essere sempre rispettato.

Trovare equilibrio in pediatria di famiglia, considerando lo spazio temporale di cura in un periodo di vita così ampio, è complesso: l’approccio all’adolescente merita attenzione mirata, dedicata, partecipe, in grado di guidare e sostenere con competenza i ragazzi e le ragazze nell’affrontare questo periodo di vita così complicato e variegato.

Adolescente e Pediatra – Risultati definitivi

Marina Picca, Monica Pierattelli, Patrizia Tagliabue
Pediatre di famiglia

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LABORATORIO ADOLESCENZA
Via Troilo, 4
20136, Milano

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