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Ti trovi qui: Home / LABORATORIO ADOLESCENZA MAGAZINE / 2024 N.2 / Le giovani notti bianche
Le giovani notti bianche
SALUTE

Gli adolescenti continuano a dormire poco e male, lo confermano i dati delle nostre ricerche. Tutta colpa degli smartphone, si dice. Che non possono essere però gli unici colpevoli di un andamento ormai “storico”.

È sempre tutta colpa dei maledetti smartphone e dei pericolosi social? Diciamo subito che, in igni caso, è sempre sbagliato, e scientificamente scorretto, indicare un solo fattore come causa dei comportamenti, senza tener conto del contesto, dell’ambiente e di altre inevitabili concause. Ma per quel che riguarda la tendenza degli adolescenti a dormire meno e peggio, ad andare a letto più tardi e a correre il rischio di soffrire, anche da adulti, di vera e propria insonnia, lo smartphone può certamente essere indicato almeno come corresponsabile. Con qualche attenuante che vedremo.
L’ultima ricerca che ha confermato questo legame viene dalla remota università di Dunedin, in Nuova Zelanda, ma è stato ritenuto meritevole di pubblicazione su Jama Pediatrics. La ricerca avrebbe dimostrato che l’uso degli smartphone a letto, nei minuti o nelle ore che precedono il sonno, è significativamente associato alla difficoltà di addormentarsi e alla cattiva qualità del sonno. E questo indipendentemente dai contenuti (chat, social o film) della navigazione.
Lo studio, appunto, non ha fatto che confermare il problema che già da tempo gli specialisti, pediatri e neuropsichiatri, avevano identificato: il cosiddetto “effetto schermo”. Lo spiega Giovanni Biggio, docente emerito di neuropsicofarmacologia dell’Università di Cagliari: “Il responsabile del nostro dormire è un ormone prodotto da una ghiandola posta alla base del cervello – la melatonina – che agisce sull’ipotalamo e ha la funzione di regolare il ciclo sonno-veglia. La melatonina viene prodotta in assenza di luce, poco dopo la comparsa dell’oscurità (ragione per cui la notte è il naturale momento in cui gli esseri umani dormono) e le sue concentrazioni nel sangue aumentano rapidamente raggiungendo il massimo tra le 2 e le 4 di notte per poi ridursi gradualmente all’approssimarsi del mattino. L’utilizzo notturno di smartphone e computer fino ad un attimo prima di cercare di addormentarsi – prosegue l’esperto – oltre a esercitare una stimolazione neuronale che certamente non facilita il rilassamento, sono di per sé – a causa della luce bianca/bluastra degli schermi – non solo un ostacolo alla naturale produzione di melatonina, ma addirittura uno stimolo alla secrezione di orexina, un altro ormone prodotto nell’ ipotalamo laterale la cui funzione è proprio quella di svegliarci al mattino e mantenerci svegli e cognitivamente attivi. Il tutto si traduce in una pericolosa disregolazione del normale ritmo sonno/veglia”.
Questa spiegazione sembra assolvere in parte internet e il mondo social, perché gli stessi effetti si otterrebbero anche guardando la televisione, mentre la “colpa” di tablet e smartphone si limiterebbe soltanto al fatto di essere maneggevoli e adatti ad una visione solitaria sotto le coperte. Ma certo la situazione non è così semplice, visto che i dati sui comportamenti in relazione al sonno di ragazze e ragazzi sono sempre più preoccupanti. L’annuale ricerca sugli stili di vita degli adolescenti realizzata annualmente da Laboratorio Adolescenza e Istituto di ricerca Iard (nel ‘24 su un campione nazionale rappresentativo di oltre 3.500 studenti, fascia d’età 12-19 anni) e una preziosa guida per esaminare la situazione attuale. E permette anche una altrettanto preziosa osservazione dell’evoluzione di tali comportamenti, grazie al fatto che l’indagine viene condotta da molti anni.
Nella tabella qui sotto ecco, per esempio, come è cambiato negli ultimi cinque anni l’orario della “ritirata”.

A che ora vanno a letto?20192021202220232024
Prima delle 2215,84,98,77,68,1
Tra le 22 e le 2355,336,243,844,044,2
Dopo le 2328,158,347,047,647,2

Complessivamente i dati mostrano che gli adolescenti vanno a letto molto tardi, hanno difficoltà ad addormentarsi e frequenti risvegli notturni oltre la norma, spesso con ulteriore difficoltà a riaddormentarsi. Già tutto questo allarmava pediatri ed esperti quando, nel 2019, il 28% del campione affermava di andare a letto, in periodo scolastico, dopo le 23 e il 13,5% di avere spesso problemi ad addormentarsi. Oggi potremmo porci questi stessi numeri come un auspicabile obiettivo per il futuro. Dall’indagine 2024 emerge, infatti, che ad andare a letto non prima di mezzanotte è il 47,2% e ad avere spesso problemi ad addormentarsi il 21,3%. I due anni di pandemia, con relativi lockdown e scuola in Dad (che permetteva comunque di alzarsi più tardi al mattino), hanno certamente influito pesantemente su questo andamento, tanto che la curva si è impennata proprio in quel periodo. Ma, ritornati alla normalità, le cattive abitudini sono rimaste e continuano a peggiorare.
Tornando alla domanda iniziale, cioè alle colpe imputabili agli smartphone, certamente negli stessi anni si è registrato un forte aumento dell’utilizzo dei social e delle chat, che quindi può aver contribuito a “disturbare” il sonno dei ragazzi. Ma non va dimenticato che proprio la facilità di comunicare, di mantenere on line i rapporti con gli amici, con la scuola, con il proprio gruppo è stato un importante antidoto alla solitudine, all’isolamento e alle paure dei tempi della pandemia.
Tempi perturbati
E a proposito di paure e turbamenti, tra le motivazioni che gli adolescenti indicano come causa della difficoltà ad addormentarsi, la preoccupazione per la scuola (citata da oltre il 60%) è costantemente al primo posto, seguita a distanza dai problemi relazionali con gli amici (32%) e in famiglia (28%). Ma, mentre queste percentuali sono tendenzialmente stabili nel tempo, stanno aumentando notevolmente motivazioni non attribuibili a qualcosa di preciso, ma a più vaghi nervosismo (58,3%), pensieri negativi (56,1%), inspiegabile tristezza (50,5%). Anche questo è forse un effetto della pandemia, ma anche del mondo che si sono trovati dopo la pandemia, tra guerre e disastri climatici, con la sensazione aggravata (perché già era presente prima) di incertezza del futuro.
Non è un caso, d’altra parte, anche la percentuale di adolescenti che dichiara di sentirsi immotivatamente triste (non solo prima di addormentarsi), ansioso e con sbalzi di umore è in netta crescita. Sempre l’indagine Laboratorio Adolescenza-Iard rileva (dati 2024) che il 68,7% degli adolescenti afferma di sentirsi spesso o qualche volta triste senza individuarne una ragione precisa; percentuale che supera l’80% tra le ragazze. Sarebbe però un errore tradurre necessariamente questa diffusa tristezza in qualcosa di patologico, come sarebbe altrettanto superficiale derubricarla a “male di stagione” adolescenziale, perché questo non spiegherebbe la forte crescita, negli ultimi anni, di questo disagio. C’è ben altro quindi, oltre al “maledetto” smartphone, nel sonno poco sereno degli adolescenti.
Che cosa si può fare?
Come affrontare allora le notti bianche, o quantomeno grige, degli adolescenti? Lasciamo stare i farmaci veri e propri, i sonniferi che possono essere prescritti soltanto dagli specialisti, dopo un adeguato percorso diagnostico. Evitando come la peste l’autoprescrizione o il “me l’ha consigliato un amico”, o anche “quello che usa un genitore”, a meno che questi non sia un neuropsichiatra. Quel che si può fare intanto, usando sostanze naturali, cercare di regolarizzare il sonno e affrontare almeno il famigerato “effetto schermo”. Spiega ancora lo specialista Giovanni Biggio:
«Il primo e più efficace rimedio per aiutare l’organismo ad “agganciare” il sonno, ripristinare e normalizzare il “ritmo circadiano” (indispensabile per il complessivo benessere dell’organismo, senza indurre effetti avversi) è proprio assumere, tra un’ora e un’ora e mezzo prima di andare a dormire, melatonina nella formulazione a rilascio prolungato.
Importante sottolineare che la melatonina non è assolutamente da considerare un ipnotico “sonnifero” a rapida azione, ma è un prodotto naturale; molecola prodotta dall’organismo umano per garantire un ottimale ritmo circadiano (ritmo sonno/veglia) e favorire il fisiologico processo dell’addormentamento. La sua innocuità è tale che può essere prescritta senza problemi anche ai bambini piccoli nei quali i problemi di sonno sono frequenti.
Riferendoci agli adolescenti, è ovviamente opportuno cercare di far modificare loro alcune abitudini serali e notturne, in particolare l’uso eccessivo di smartphone e computer che, come si è detto, sono di per sé un ostacolo alla naturale produzione di melatonina (a causa della luce bianca/bluastra degli schermi) da parte dell’organismo e che spesso si traducono in una disregolazione del normale ritmo sonno/veglia.
Agli adolescenti che presentano disturbi del sonno potrebbe essere molto utile associare alla supplementazione di melatonina a rilascio prolungato anche una integrazione a base di estratti dello zafferano: un altro prodotto naturale che grazie alle peculiari azioni di due sue importanti componenti (crocina e safranale) è in grado, facilitando la funzione delle sinapsi GABAergiche, di favorire il fisiologico processo di addormentamento e, attraverso un’efficace azione di modulazione sulle monoammine, di esercitare significativi effetti positivi sul tono dell’umore, agendo su quella irritabilità e quel cattivo umore che sono tra i primi effetti della mancanza di sonno».
Meno schermi elettronici quindi. Ma, aggiungerei, più “schermi” psichici per difendersi dall’ansia, dalle paure, dal disorientamento. Ma sul come recuperare la serenità, le indicazioni sono molto più complesse.

Riccardo Renzi

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