
Bebe Vio, Alberto Amodeo, Simone Barlaam e gli altri: grandi esempi che fanno riflettere.
Ho conosciuto Bebe Vio (Beatrice Maria Vio Grandis), campionessa mondiale e paralimpica di scherma, nel pieno della sua adolescenza, l’anno successivo all’amputazione degli arti. Me la ricordo benissimo come persona assai timida e riservata, con una famiglia che non ha mai mancato di sostenerla dopo scelte difficilissime e dolorosissime. Rimasti in contatto, Bebe ha successivamente accettato di testimoniare la sua condizione anche in diversi eventi che abbiamo organizzato insieme con tanti amici: lo ha fatto con grande spigliatezza e pungente ironia. Nel pieno della sua adolescenza, Bebe è esplosa incanalando poi le sue potenti energie verso mille iniziative: divenuta testimonial di varie realtà, ha scritto libri di successo, fondato Bebe Vio Academy, è stata ricevuta da Presidenti di Stati ed autorità istituzionali.
Eppoi Alberto Amodeo, campione di nuoto, che all’età di 12 anni ha subito un gravissimo incidente in seguito al quale è rimasto per settimane tra la vita e la morte. Dialogando nel corso di un’intervista che ho avuto il privilegio di fargli, mi ha colpito il suo modo di ragionare carico di serenità e determinazione, tutto proiettato verso il futuro, tra studi e duri allenamenti in una squadra che lo ha sostenuto e motivato sin dall’inizio, nel pieno della sua adolescenza, avendo visto in lui enormi potenzialità. Alle Paralimpiadi di Parigi 2024 Alberto si è riconfermato campione paralimpico andando ben oltre i già ottimi risultati conseguiti a Tokyo.
Grandissimi! Esempi fra molti altri (in primis il giovane Simone Barlaam tra gli italiani) che fanno riflettere.
La difficoltà maggiore è ancora negli occhi di chi guarda
C’è una fortissima componente motivazionale dentro ogni atleta che partecipa alle Paralimpiadi.
Parlate con un atleta con malformazioni psicofisiche evidenti, con assenza totale o parziale di arti e/o protesizzato. Vi spiegherà come la difficoltà maggiore non stia nell’accettare il proprio corpo o “integrarlo” a seconda delle discipline con eventuali protesi di ultima generazione: la difficoltà maggiore, vi dirà, sta spesso ancora oggi negli occhi di chi guarda, specialmente in un’età, quella adolescenziale, dove l’aspetto fisico assume grandissima importanza.
Vi convincerà che non sarà di certo la propria condizione a limitarlo nello sfidare limiti apparentemente insuperabili, e men che meno ogni pregiudizio. Scherzandoci pure un po’ sopra e mostrandovi con orgoglio arti artificiali – un tempo tabù – oggi sempre più sofisticati e prestazionali, come parte integrante di un corpo che gli consente di sprigionare energia per vincere ogni giorno sfide sempre più importanti. Nello sport come nella vita quotidiana.
Disabilità fisica, le barriere ancora da abbattere
È merito di questi atleti, delle loro famiglie e di chi li ha saputi valorizzare se le Paralimpiadi di Parigi 2024, in particolare, hanno riscosso un successo partecipativo al di sopra di ogni previsione, contribuendo a sensibilizzare tutti noi rispetto a una condizione, quella della disabilità, che ancora oggi ha tuttavia difficoltà a trovare piena cittadinanza a livello sociale.
Se in questo lo sport può essere un esempio straordinario, molte barriere devono infatti ancora essere abbattute per rendere più agevole il vivere quotidiano di ogni persona con disabilità, nella consapevolezza che uno spazio o una città a misura di disabile è uno spazio o una città migliore e più vivibile per tutti.
Realisticamente, vanno poi considerati altri aspetti. Se è vero che con l’adolescenza si sprigionano le forze più prorompenti con un entusiasmo che può conquistare il mondo, spesso il successivo incontro con il mondo del lavoro, dove ancora oggi si tende a vedere la persona con disabilità più come un peso che come un’opportunità, rischia di creare disillusioni e mortificazioni a fronte di un contesto sociale che raramente favorisce ordinaria e autentica integrazione anche a causa di processi educativi – a partire da quelli scolastici – che spesso faticano a fronte di una piena comprensione del fattore disabilità.
Gli esempi straordinari e il mondo sommerso
Tornando alle Paralimpiadi 2024, abbiamo ascoltato con forti emozioni più volte l’inno d’Italia, a suggellare i successi di molti atleti; esempi straordinari in rappresentanza di un mondo sommerso troppo spesso ancora lasciato ai margini, e che nel silenzio ogni giorno lotta, (si) sfida, combatte per buone cause esattamente al pari di altri, seppur con maggiori difficoltà di altri.
Gente che merita massima considerazione. Perché, prima di ogni cosa, si tratta di persone, al di là di ogni malformazione o limite psico-fisico. Che vivono e offrono straordinari esempi di dignità, valore sempre più smarrito in questo Paese.
Presidente DysNet-Dysmelia Network



