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Come avvicinare gli adolescenti all’arte?
ARTE E SCUOLA

Spunti di riflessione per migliorare l’insegnamento dell’arte.

Il quesito andrebbe invero posto alla cultura in generale e nello specifico delle sue varie espressioni: letteratura, teatro, danza, poesia, arti visive, filosofia e quant’altro, in particolar modo nell’ambito della più stretta contemporaneità, cioè espletate da giovani sotto i trentacinque anni.

La lapalissiana differenza tra dovere e piacere

Gli adolescenti, infatti, a parte quelli che coltivano interessi in merito, indipendentemente dagli indirizzi di studio che frequentano, o hanno completato, o interrotto, tendono ad avvicinarsi alle questioni culturali non tanto per le indicazioni scolastiche, quanto per quelle amicali.

Andare insieme a un concerto, a una mostra, alla presentazione di un libro, in luoghi magari non istituzionali, i cui autori sono poco più grandi di loro, sancisce infatti una vicinanza che facilita la fruizione e lo scambio. Cosa che non avviene, d’altro canto, se il compito, o il suggerimento, di andare a una lettura di classici o vedere una mostra d’arte viene impartito dalla professoressa di lettere, piuttosto che dal professore di storia dell’arte o magari dai propri genitori. Trattasi della lapalissiana differenza tra dovere e piacere, con tutte le relative quanto differenti situazioni scolastiche e famigliari.

Spazio all’attività laboratoriale

Tornando alla questione iniziale, e considerando naturalmente il non breve periodo dell’adolescenza, risulterebbe cosa buona e giusta per un reale avvicinamento all’arte che negli anni di studi secondari, scuola media e superiore, il percorso formativo fosse un logico proseguo dell’iter intrapreso nella scuola d’infanzia e in quella primaria, dove l’attività laboratoriale lascia ancora ai bimbi ampio spazio e altrettanta libertà espressiva, e lo studio dell’arte e dei beni culturali in generale avvenisse con modalità meno nozionistiche e con più interdisciplinarietà, partendo dal presupposto che la storia dell’arte non è questione a sé, bensì un processo temporale segnato dagli eventi sociali.

L’insegnamento dell’arte negli ultimi vent’anni

Negli ultimi vent’anni i mutamenti non sono stati notevoli: certo l’Educazione Artistica, forse per adattamento ai nuovi interessi tecnologici, nelle medie inferiori si è trasformata in Arte e Immagine, ma nei licei e in alcuni Istituti Tecnici, Commerciali, Turistici e Scienze Umane, escluso ovviamente il Liceo Artistico che offre tutta una serie di discipline che spaziano dal Disegno, alla Pittura, alla Plastica, alla Grafica, al Design, ecc; Disegno e Storia dell’Arte o Storia dell’Arte permangono in forma modesta e relegati in particolar modo negli ultimi anni.

Situazione questa che dovrebbe indurre a riflettere su come in poche ore settimanali, da due a tre, in tutte le medie superiori, si possano apprendere più di duemila anni di storia artistica.

Di positivo va rilevato che nelle secondarie si è ampliata un’offerta formativa laboratoriale per la Pittura, la Grafica, la Ceramica ecc., ma con carattere opzionale, e pertanto seguita da quei pochi che hanno interessi veritieri.

Calare l’arte e gli artisti nel contesto sociale

Con un enorme sforzo creativo, gli estensori ministeriali delle declaratorie relative alle varie discipline potrebbero magari modificare le materie Disegno e Storia dell’Arte e Storia dell’Arte in: Disegno e Storia Sociale dell’Arte e Storia Sociale dell’Arte, al fine di far comprendere innanzi tutto ai discenti cos’è l’arte, chi sono gli artisti, che ruolo hanno ricoperto e ricoprono attualmente nella storia, spiegando le trasformazioni che hanno segnato e modificato queste figure nel contesto sociale, dai primordiali segni nelle grotte di Lescaux o Altamira, alle contemporanee poetiche espressive.

Non penso sia un impresa impossibile dal momento che i docenti che insegnano queste discipline sono laureati e pure abilitati e molti di loro esercitano anche la libera professione nell’ambito della Pittura, della Scultura o delle Nuove Tecnologie e sicuramente, mi auguro, sono consci del loro ruolo di professori e di artisti.

Dalla scuola superiore all’università

Allora perché, mi domando, quando la maggior parte degli studenti della secondaria superato l’esame di maturità, più o meno brillantemente, approdano come matricole nelle realtà accademiche umanistiche o artistiche dove la Sociologia e la Storia dell’Arte vanno a braccetto scoprono un mondo a loro sconosciuto? Evidentemente perché gli studi secondari nel nostro Paese, che non dimentichiamolo ospita sul suo territorio i due terzi del patrimonio artistico mondiale, non hanno un’offerta formativa non dico completa, ma perlomeno sufficiente, nel merito di questa materia.

Non ho ovviamente citato gli orientamenti terziari scientifici e tecnologici perché i loro piani di studi non prevedono, se non in casi particolari e generalmente opzionali, gli insegnamenti legati all’arte, ma se gli studenti di questi atenei avessero ricevuto in precedenza una buona istruzione artistica non ci ritroveremmo oggi con professionisti delle varie scienze relativamente a digiuno rispetto alle arti visive.

Uno sforzo formativo “mostruoso”

Vogliamo allora, tramite un altro sforzo mostruoso, inserire obbligatoriamente nei programmi d’insegnamento delle discipline artistiche delle secondarie almeno due o tre incontri annui con degli specialisti del settore, accoppiati magari con dei sociologhi, che spieghino concretamente cos’è l’espressione artistica e chi sono quelli che la espletano?

Vogliamo spiegare agli adolescenti che l’assetto sociale in ogni contesto del pianeta, escluse le poche realtà tribali esistenti, è formato da due componenti e che una si chiama struttura ed è quella produttiva e l’altra si chiama sovrastruttura e costituisce l’insieme dei fenomeni di pensiero, culturali e spirituali alla quale gli artisti sono afferenti?

Ecco, già questo sarebbe un primo passo enormemente formativo e sicuramente di grande utilità prima di portare le scolaresche in un qualsiasi museo d’arte antica, moderna o contemporanea.

Va da sé che, prescindendo dalle realtà famigliari, sta alla capacità dei professori riuscire a fare amare l’arte e, oltre agli aspetti estetici, fare comprendere quanto sia importante la sua funzione sociale.

Stefano Pizzi
Pittore, Cattedra di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Brera

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LABORATORIO ADOLESCENZA
Via Troilo, 4
20136, Milano

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