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In chi hanno fiducia gli adolescenti
ADOLESCENTI E ADULTI

In quali figure adulte hanno fiducia gli adolescenti che vivono in Italia, e come leggere il fenomeno.

Adolescenti: il crollo di fiducia nel “mondo”

I recentissimi risultati della nostra indagine annuale sugli stili di vita degli adolescenti mettono amaramente in evidenza il crollo di fiducia nel “mondo” da parte di una generazione che dal “mondo” ha avuto troppo e troppo poco.

Confrontando i dati della medesima domanda posta esattamente dieci anni fa (2014) – “Quale è il tuo livello di fiducia nei confronti di queste figure?” – registriamo, con un’unica eccezione, un calo drammatico nei confronti di importanti “pezzi” della nostra società: insegnanti, forze dell’ordine, sacerdoti. Anche i magistrati e i giornalisti, nei confronti dei quali il livello di fiducia appare aumentato rispetto a dieci anni fa, non se la vedono bene. Dei primi si fida appena un adolescente su due e dei secondi uno su quattro. Non parliamo della classe politica che, nell’impossibilità di andare “sottozzero”, si mantiene stabile ai livelli di fiducia pari a quelli che una persona sana dovrebbe avere di albumina nelle urine: “tracce”. Nel 2014 (Governo Renzi, tanto per avere un riferimento storico) si fidava della classe politica il 3,3% degli adolescenti, oggi (Governo Meloni) la percentuale è ulteriormente scesa al 2,9%.

D’altra parte questa generazione vede, in larga maggioranza, il futuro incerto o preoccupante; il 65% teme realmente che una guerra potrebbe coinvolgerci direttamente; l’80,4% (il dato è del 2023, ma poco cambia) è angosciato dal degrado ambientale. E poiché, ci piaccia o no, è innegabile che questo scenario complessivo non è attribuibile alla generazione Z o a quelle immediatamente precedenti, è inevitabile che la fiducia degli adolescenti nel mondo adulto, nella maggior parte delle sue componenti, sia ai minimi storici.

I medici che noi abbiamo dimenticato, e gli adolescenti no

Iniziamo però questa riflessione, alla quale chiedo ai nostri lettori di contribuire con proprie valutazioni, dall’unica eccezione della quale facevo riferimento in apertura: i medici. La fiducia nei medici è passata dal 59% (2014) all’84% (2024). Un dato che la dice lunga sulla maturità dei giovanissimi e sulla loro “memoria” ben superiore a quella di gran parte del mondo adulto.

Il Covid sembra ormai lontanissimo grazie anche ad una discutibile voglia collettiva di rimuoverlo, ma non dobbiamo dimenticare che per un po’ di mesi i medici e tutti gli operatori sanitari sono stati identificati come i veri eroi che a mani quasi nude, specie nei primi mesi di pandemia, hanno cercato di salvare quante più vite potessero, mettendo spesso in gioco la loro. Tanto eroi da riuscire, sempre a mani quasi nude, a “tappare” le tante crepe della sanità pubblica che erano emerse evidenti in quei mesi in cui il sistema era stato messo sotto stress. Ed era stata proprio quella classe politica con la fiducia al 3% a giurare e spergiurare sugli incredibili investimenti che si sarebbero fatti da lì in avanti per adeguare la sanità italiana.

Ecco, noi adulti questo lo abbiamo completamente dimenticato e di quegli eroi per una stagione non ci ricordiamo più (tanto che abbiamo anche portato a governare chi della sanità pubblica si è sempre, per usare un eufemismo, disinteressato), ma gli adolescenti – per fortuna – sì.

Gli sterotipi sugli adolescenti

“Adolescenti schiacciati nel presente” diciamo spesso. Forse, ma intanto un minimo di memoria pare ce l’abbiano solo loro.

“Adolescenti chiusi in una monade autoreferenziale, ignoranti del mondo che li circonda e disinteressati a tutto”. Anche questo è un cliché che non ci facciamo mai mancare; eppure è verosimile ipotizzare che il crollo di fiducia nelle forze dell’ordine sia derivato dalle cariche e dai pestaggi che gli studenti hanno subito nelle manifestazioni per il popolo palestinese. Forse il “mondo” lo conoscono meglio di noi o, comunque, sono meno influenzati da faziosità e pregiudizi.

“Adolescenti chiusi nei loro social”. Probabilmente sì, ma non tanto chiusi da non vedere cosa c’è fuori, ed è proprio la “cronaca” che può spiegare il calo di fiducia in chiesa e sacerdoti.

Il calo di fiducia negli insegnanti

Il calo di fiducia negli insegnanti riguarda invece il loro mondo ed uno dei possibili “perché” è perfettamente sintetizzato in un pensiero di Mario Menziani (insegnante con 40 anni di esperienza, oggi in pensione), che ho raccolto per un mio articolo sul Corriere della Sera e che riporto:

“Una causa potrebbe essere la conflittualità crescente tra scuola e famiglia, con i genitori che sono sempre più portati a difendere i figli “a prescindere” (a volte a ragione, tante volte a torto), minando l’autorevolezza degli insegnanti e, quindi, la percezione di affidabilità da parte degli studenti. Questo, però, non esime gli insegnanti da una attenta riflessione sulla loro capacità – e volontà – di entrare in relazione fiduciaria con lo studente, il che non preclude il rigore quando serve”.

La fiducia nella famiglia, postiva o negativa?

L’introduzione della famiglia nel discorso conduce ad un’altra riflessione sulla fiducia: nello scenario appena descritto registriamo che gli unici interlocutori nei confronti dei quali il livello di fiducia degli adolescenti è altissimo (ancor più che dieci anni fa) sono famiglia e amici.

Se, singolarmente preso, il dato può apparire positivo, nel contesto generale questa divaricazione crescente tra “privato e pubblico”, lascia più di qualche perplessità. A quale deriva può portare una società i cui componenti si chiudono all’interno di rapporti diretti e personali? Due possibili degenerazioni che riguardano direttamente gli adolescenti sono: sul fronte famiglia, quella insana solidarietà “a prescindere” che lega genitori e figli nei confronti della scuola (descritta da Mario Menziani); sul fronte amici, il proliferare delle gang giovanili all’interno delle quali si possono riconoscere, sia pure vissuti inconsapevolmente da parte dei componenti, i germi delle dinamiche mafiose.
E crescendo? Quando saranno loro i protagonisti della società? Qual è il rischio che la famiglia diventi familismo e l’amicizia clan?

Difronte a questi pericoli la risposta dovrebbe darla questa nostra “società” in debito di fiducia, dimostrandosi in grado di meritare considerazione e rispetto, non in antitesi con famiglia e amici, ma in sinergia con loro. Purtroppo i segnali che si registrano, dai vertici alla base, non sono confortanti.

Maurizio Tucci
Presidente Laboratorio Adolescenza

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