
Primi risultati dell’Indagine nazionale 2024 sugli stili di vita degli adolescenti che vivono in Italia, realizzata da Laboratorio Adolescenza e Istituto di ricerca IARD.
Sono stati presentati oggi, martedì 9 luglio, i primi risultati dell’Indagine nazionale sugli stili di vita degli adolescenti che vivono in Italia, edizione 2024, realizzata annualmente da Laboratorio Adolescenza e Istituto di ricerca IARD, con il supporto operativo di Mediatyche s.r.l.
Il campione nazionale rappresentativo utilizzato è composto da 3427 studenti tra i 13 e i 19 anni.
Come cambia l’adolescenza. E in quale direzione
I primi risultati dell’indagine nazionale sugli stili di vita degli adolescenti che vivono in Italia realizzata da Laboratorio Adolescenza e Istituto di ricerca IARD fotografano un’adolescenza dalle tonalità grigio scure.
Paure, “mood” e comportamenti
Ragazze e ragazzi vedono il futuro cupo e temono la guerra. Rispetto all’anno precedente, peggiora ulteriormente il “mood”, aumenta lo sballo da alcol e aumentano i problemi legati al sonno.
I social e Internet
L’utilizzo dei social che fanno gli adolescenti è “sul filo del rasoio”: pur essendo consapevoli del rischio che corrono, inviano immagini e video “intimi”, e OnlyFans si è aggiunto ai “soliti” (in ordine decrescente di utilizzo) Instagram, TikTok, YouTube e Pinterest.
La fiducia negli interlocutori
In questo scenario, amici e famiglia rappresentano il “piccolo mondo” in cui si stanno rifugiando gli adolescenti di una società incerta. E tra i giovani crolla, sia pure con delle eccezioni, la fiducia nelle tipiche figure di riferimento della società: restano o scendono sotto il 50% insegnanti, sacerdoti, giornalisti, influencer e classe politica (in ordine decrescente di fiducia).
La scuola
Dalla scuola, ragazze e ragazzi vorrebbero meno registro elettronico e più possibilità di affrontare argomenti e tematiche che considerano di grande interesse: dall’educazione sessuale alle sostanze, dal bullismo a Internet, ma anche una lettura attenta della Costituzione.
“Non mi identifico”, un dato minoritario ma significativo
Per la prima volta, infine, l’indagine ha proposto l’opzione “non mi identifico” oltre a “femmina” e “maschio” nella domanda del questionario che chiede di indicare il proprio genere.
L’opzione è stata scelta da un minoritario ma significativo 3,6%: un dato, probabilmente sottostimato, che merita la dovuta attenzione da parte del mondo adulto e delle sue espressioni, dalla famiglia fino alle istituzioni.
Una generazione fragile e disorientata. Le responsabilità degli adulti
“È probabilmente la prima volta, dal dopoguerra ad oggi” – afferma Maurizio Tucci, Presidente di Laboratorio Adolescenza – “che una generazione di adolescenti teme realmente (fondato o meno che sia questo timore) la possibilità di una guerra che ci coinvolga direttamente come Italia e come Europa. Un pensiero, o un “incubo”, che ha il 63% degli adolescenti intervistati e la percentuale, passando dai più piccoli ai più grandi, sale ulteriormente al 67%”.
“Impossibile che questa sorta di spada di Damocle che pensano di avere sulla testa non condizioni anche tutto il resto e la nostra indagine di quest’anno ci restituisce proprio uno spaccato di adolescenti incerti e preoccupati per il futuro (41% dei tredicenni e, a salire progressivamente, 65% dei diciottenni), che dormono poco e male, si ubriacano sempre di più e, soprattutto, tendono – moto istintivo di difesa – a richiudersi sempre più nell’ambito amicale e familiare”.
“È questo” – si rammarica il presidente Tucci – “il “capolavoro” che noi, società degli adulti, siamo riusciti a produrre: una generazione fragile e disorientata. Non possiamo e non dobbiamo nasconderci, perché, parafrasando una canzone di Fabrizio De André, anche se noi ci crediamo assolti siamo lo stesso coinvolti”.
Comportamenti e atteggiamenti tendono all’omologazione
“Da alcuni anni nelle ricerche condotte su campioni giovanili” – commenta Carlo Buzzi, Direttore scientifico dell’indagine e coordinatore del Comitato scientifico dell’Istituto IARD – “i dati declinati per le variabili strutturali mostrano una chiara tendenza all’omologazione dei comportamenti e degli atteggiamenti”.
“Ovviamente emerge qualche differenza connessa all’età, che rileva il risultato dei processi di maturazione fisica, psicologica e sociale, e soprattutto al genere: le ragazze, molto di più dei coetanei maschi, appaiono considerevolmente riflessive e “adulte”. Tuttavia, nel complesso si assiste a un notevole fenomeno di convergenza: essere maschio o femmina, essere settentrionale o meridionale, vivere l’inizio dell’età adolescenziale oppure alla fine, per molteplici aspetti non fa molta differenza”.
“Il caso emblematico è rappresentato proprio dall’appartenenza territoriale: “Culturalmente” – chiosa il professor Buzzi – “i giovani oggi sembrano aver realizzato quell’unità nazionale che il mondo adulto è ben lungi dall’aver raggiunto”.
Nell’agenda degli adolescenti non c’è posto per il futuro
“In questi anni di perenne transizione – commenta Paolo Paroni, Presidente di Rete Iter – IARD Istituto di ricerca – in cui le nostre società sono sottoposte a cambiamenti continui e imprevisti, con eventi che hanno rotto schemi precedenti (si pensi prima al Covid e poi ai conflitti diffusi, che appaiono sempre più come una guerra mondiale “a pezzi”), c’è sempre stata una costante: le giovani generazioni sono le più penalizzate, non solo in termini materiali, ma rispetto al tratto distintivo della giovinezza: pensarsi nel futuro”.
“Oggi le giovani generazioni non hanno il futuro nella loro agenda”, conclude Paroni. “E questa mancanza non è tanto un problema dei giovani in sé, ma un deficit per la società nel suo complesso, che è più debole, più conflittuale, più complicata. In una parola, più povera. La nostra indagine fotografa impietosamente questa situazione, ma è importante che questi dati, che evidenziano dove si annidano le maggiori criticità, siano un punto di partenza per dare risposte concrete alle domande che implicitamente ed esplicitamente gli adolescenti ci pongono”.



