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Laboratorio Adolescenza Magazine

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Ti trovi qui: Home / LABORATORIO ADOLESCENZA MAGAZINE / 2024 N.1 / Il diritto al “non mi identifico”
Il diritto al “non mi identifico”
DIRITTI

Nella nostra ricerca annuale sugli stili di vita degli adolescenti c’è una piccola ma significativa novità: la terza casella, alla voce “sesso”, con la risposta “Non mi identifico”.

Mentre era in corso l‘edizione 2023 della nostra indagine nazionale sugli stili di vita degli adolescenti che vivono in Italia, mi arrivò, da Napoli, la telefonata di un insegnante di una scuola arruolata nel nostro campione.

Alcuni alunni della sua classe si erano lamentati del fatto che alla domanda riguardante il sesso di chi sta rispondendo, oltre a “femmina” e “maschio” non ci fosse la legittima opzione “non mi identifico” o qualunque altra forma che consentisse una via terza al burocratico “M” e “F”.  All’insegnante ho immediatamente chiesto di porgere le nostre scuse alle sue alunne ai suoi alunni.

Scuse davvero sincere, perché quei ragazzi avevano toccato una questione delicata sulla quale stavamo da tempo riflettendo. Dal 2020, quando i nostri questionari sono diventati online e non più cartacei, ci stavamo ponendo questo problema. Non che sui questionari cartacei la terza opzione ci fosse, ma attraverso carta e penna si dava comunque modo di esprimersi. Non era raro ricevere questionari con F e M entrambi indicati, o nessuno indicato, o entrambi cancellati, o crocette messe simbolicamente a metà tra la casella M e quella F. Qualcuno addirittura con postille inserite a penna come, ad esempio, “in teoria sarei maschio, ma non è vero”.

Non parliamo di numeri alti, di percentuali significative ma, su circa 3000 questionari raccolti ogni anno, un centinaio (e il numero era in costante aumento ogni anno) di “segnalazioni” che la scelta F o M non fosse esaustiva ci arrivava. Sia pure senza il coraggio (da parte nostra) di codificare terze scelte, si dava comunque il modo di esprimere, in qualche modo, la propria esigenza.

Con l’avvento del questionario online, però, questa possibilità è venuta meno e il problema, nel nostro comitato scientifico, ce lo siamo posti. Tanto che già nel 2023 avevamo pensato di inserire quel “non mi identifico” giustamente reclamato.

Ci hanno fermato alcuni dirigenti scolastici contattati preventivamente per prospettare loro la novità. Ovviamente ho trovato tanti “sì”, anche convinti e incoraggianti, ma anche tanti, troppi “meglio di no” o “mah…”.

Il problema, più che dai dirigenti, verrebbe, a loro dire, dai genitori che “potrebbero opporsi” o “certamente si opporrebbero” a questa apertura.

Questa orribile evidenza contro la quale ci siamo scontrati dovrebbe far riflettere molto su come la scuola sia spesso tenuta sotto scacco da una presenza dei genitori che, forviando lo spirito dei decreti delegati del 1974 con i quali era stata introdotta, sta diventando spesso una zavorra di pregiudizi, viscosità, arretratezza.

Se già la scuola da sola fa fatica a cambiare, sarà impossibile che possa farlo con in mezzo genitori affetti da sindrome da riunione di condominio il cui unico obiettivo, in mancanza di sostanza, è “opporsi” a qualcosa, qualunque cosa, purchessia. Dal nostro piccolo osservatorio ci troviamo ogni anno genitori che non vogliono la domanda “ti capita di bere alcolici?” perché a loro avviso spingerebbe i loro figli, ovviamente astemi, a iniziare a farlo. O domande, ad esempio, sulla frequentazione di siti per il gioco online o siti pornografici, perché agli ingenui adolescenti si aprirebbero scenari ignoti che, senza la nostra domanda, mai avrebbero sospettato esistessero, almeno fino a 25 anni compiuti. Non parliamo, poi, di domande anche solo lontanamente riferibili al tabù dei tabù: il sesso. Ci è stata contestata anche una domanda sulla vaccinazione contro il papilloma virus (vaccinazione proposta universalmente al compimento dei 12 anni) perché veicolo trasmissivo della malattia sono i rapporti sessuali.

Sia beninteso: le eccezioni, anche tante, ci sono. E in alcune scuole ci sono comitati genitori con i quali lavoriamo da anni in modo straordinariamente collaborativo. E lì sì che la collaborazione tra scuola e famiglia diventa una preziosa sinergia. Ma l’andazzo generale, purtroppo, non è questo.

Difronte a questo scenario si ha il fondato sospetto che questo fuoco di sbarramento delle famiglie sempre più forte con il passare degli anni, questa apologia della non-conoscenza, nasca proprio dalla paura di sapere.

Non se la loro figlia o il loro figlio adolescente beva alcolici, giochi a poker online o frequenti Pornhub (perché da una indagine con un questionario anonimo non lo saprebbero mai, comunque), ma anche solo di sapere quanto il fenomeno sia grave e diffuso. Perché questo “sapere” li costringerebbe a fare qualcosa e il problema – drammatico – è che non sanno che fare.

Tornando al “genere” quest’anno, nell’edizione 2024 dell’indagine che è in corso in questi giorni, finalmente, abbiamo deciso di inserire il fatidico “non mi identifico”. Qualche protesta è arrivata, ci mancherebbe, ma va bene così. Se rinunciassimo, anche nel nostro piccolo, a dare dei segnali chiari e, per quieto vivere, ci adeguassimo alla massa di struzzi sonnolenta o spaventata, avremmo tradito la nostra missione.

 

Maurizio Tucci
Presidente Laboratorio Adolescenza

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20136, Milano

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