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Difendiamo una legge di civiltà
CLASSI DIFFERENZIALI

Quando fu la scuola a cambiare la società: la legge che abolì le classi differenziali nella scuola italiana.

Qualche settimana fa un candidato della Lega alle elezioni per il Parlamento europeo, parlando di scuola, ha auspicato il ripristino delle classi differenziali per i soggetti disabili. Volutamente non abbiamo ritenuto di intervenire immediatamente sulla questione perché, da associazione apolitica per statuto, non volevamo entrare nella polemica, appunto, politica.

Ma adesso, a riflettori abbassati, sentiamo il dovere di rispondere a quello che consideriamo un orrore.

Riporto integralmente l’incipit di un articolo firmato da Luciano Rondanini e comparso sulla rivista Scuola 7 che riporta in modo a mio avviso esemplare l’essenza di quella legge 517 del 1977, voluta dall’allora Ministro della Pubblica Istruzione (il “merito” non c’era ancora) Franca Falcucci che, di fatto, abolì le classi differenziali nella scuola italiana.

 

La legge 517 dell’agosto 1977 è stata l’architrave della scuola italiana della seconda metà del Novecento, ed ha gettato le basi di un modello educativo italiano unico al mondo. Preceduta da un’altra importantissima norma, la legge 118 del 1971, essa ha segnato uno spartiacque nella cultura pedagogica, giuridica, medica, modificando in profondità i costumi della vita familiare e sociale dell’Italia nel difficile passaggio dalla cultura della “specialità” a quella della valorizzazione delle differenze.

Nonostante fosse rivolta alla scuola dell’obbligo (elementare e media), nell’arco di un decennio ha finito per cambiare radicalmente l’intero sistema d’istruzione del nostro Paese.

Il principio contenuto nell’art. 34 della Costituzione (la scuola è aperta a tutti) è stato in questo provvedimento recepito integralmente: in Italia, tutti i bambini hanno diritto di frequentare le classi normali della scuola pubblica, indipendentemente dalle condizioni personali e sociali in cui versano. La “517”, in particolare, è conosciuta soprattutto per aver avviato lo smantellamento delle classi differenziali e speciali, aprendo le nostre aule ad un’umanità, cosiddetta anormale, che nel corso della storia aveva conosciuto le più aberranti umiliazioni.

Per una volta tanto, è stata la scuola a cambiare la società!

 

La letteratura è piena di articoli che evidenziano, molto meglio di quanto non possa farlo qui io, i benefici enormi, fisici e psicologici, che questa integrazione produce nei bambini e negli adolescenti disabili ma – perché temo sia questo il “timore” del triste suprematista scolastico che si candida in Europa – i benefici sono altrettanti per le alunne e gli alunni che non hanno disabilità.

Abituarsi a convivere con la disabilità altrui, non considerarla come una “stonatura” ma, semmai, come una dissonanza che arricchisce l’armonia complessiva, ha un valore psicologico e sociale che il “nostro” candidato non s’immagina nemmeno.

E in una scuola che deve non solo riempire la testa di nozioni, ma deve aiutare a crescere, questa sensibilità acquisita vale molto di più di qualche pagina in più o in meno del programma da svolgere.

La scuola italiana, purtroppo, non è famosa per i suoi livelli di eccellenza, ma se un’eccellenza c’è – che ci è riconosciuta dovunque in Europa – è proprio questa legge che ha abolito le classi differenziali.

Ma c’è un “ma”. Anche questo, purtroppo, molto italiano. La messa in pratica di questa illuminata legge prevederebbe una struttura e competenze adeguate a garantire al meglio l’inserimento e la gestione dei soggetti disabili, e a tenere anche conto della specificità di ogni disabilità.

In realtà sappiamo bene, solo per citare il fulcro di questo sistema che dovrebbe essere l’insegnante di sostegno, quale sia la situazione nella scuola italiana che non ha le risorse per garantire il numero adeguato e l’adeguata formazione di queste figure essenziali. Non ne parliamo, poi, se ci riferiamo a strutture e materiali.

Sono queste carenze che, talvolta, rendono complicati gli inserimenti dei soggetti disabili e creano “malfunzionamenti” che possono ripercuotersi sul migliore svolgimento dell’attività didattica.

Ma allora: la soluzione è garantire alla scuola gli investimenti adeguati o abolire una legge di civiltà? Conosciamo la posizione in proposito del “candidato”; la nostra è esattamente quella opposta.

***

Si ringraziano Patrizia Tagliabue e Rocco Cafarelli

Maurizio Tucci
Presidente Laboratorio Adolescenza

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LABORATORIO ADOLESCENZA
Via Troilo, 4
20136, Milano

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