
In Italia le norme per l’integrazione ci sono già. E le scuole italiane mettono in campo attività e progetti per l’intercultura.
Caro Ministro,
i professionisti della scuola lavorano per l’integrazione, l’inclusione e l’intercultura da più di 25 anni…
Ho lasciato la scuola tre anni fa con l’intento di prendere le distanze da un’istituzione in cui faccio fatica a riconoscermi: non ci sono progressi ma passi indietro!
Ma, dopo aver letto l’articolo del Dirigente scolastico Rocco Cafarelli, che condivido appieno, e aver sentito le proposte dei nostri politici, compreso il ministro Valditara, non riesco a rimanere indifferente.
Riprendendo quanto scrive Cafarelli, che si chiede “perché un ministro che dovrebbe promuovere, finanziare e valorizzare adeguatamente le scuole italiane per accogliere e integrare tutti gli studenti, soprattutto quelle che operano in situazioni multietniche e disagiate come Pioltello, utilizzi invece questi metodi per screditare il lavoro di un’intera comunità scolastica impegnata a formare ragazzi e ragazze in una realtà complessa e difficile”, mi domando anche se il ministro sia a conoscenza della normativa prima di tutto, e in secondo luogo dei progetti e delle attività che i dirigenti e i docenti delle scuole italiane, e quelle dell’area metropolitana milanese in particolare, hanno messo in campo da più di 25 anni.
Il ministro propone in questi giorni corsi di potenziamento della lingua italiana L2 per gli studenti stranieri e adeguata formazione per gli insegnanti. Voglio ricordare che già l’art.45 del DPR 394 del 1999 riconosce ai minori stranieri il diritto all’istruzione indipendentemente dalla regolarità della posizione di soggiorno; la Legge 53 del 28 marzo 2003 introduce i piani di studio personalizzati anche per gli alunni stranieri; le Indicazioni nazionali allegate al D. Lgs. 59/2004 e le Indicazioni per il curricolo del DM 31/07/07 fanno esplicito riferimento all’educazione interculturale nell’erogazione dell’offerta formativa.
Ma una svolta decisiva è costituita dalle “Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri” del 2006, contenute nella Circolare n. 24, e il documento di sintesi messo a punto dall’Osservatorio nazionale sull’educazione interculturale del 2010 “La via italiana all’educazione interculturale e all’integrazione degli alunni stranieri”.
L’allora ministro dell’istruzione Fioroni scriveva così nella prefazione al documento:
La presenza di alunni stranieri è un dato infatti ormai strutturale del nostro sistema scolastico. Molti studenti sono figli di immigrati di seconda generazione e a volte parlano l’italiano con le sonore inflessioni locali dei nostri bei dialetti regionali.
Molti di voi ci segnalano esperienze positive ma anche preoccupazioni. Altri intravedono alcuni rischi quali ad esempio la concentrazione delle presenze in singole scuole e territori e vivono il timore che le scuole con tanti alunni stranieri possano diventare scuole meno qualificate.A queste preoccupazioni vogliamo rispondere con i fatti: la scuola italiana risponde con professionalità e anche con un suo modello.
Questo Ministero si è impegnato a sostenere le iniziative prese in autonomia dagli istituti scolastici ma nel contempo ha intrapreso un impegno straordinario per la formazione del personale, in particolare, dei dirigenti scolastici… Insegnare in una prospettiva interculturale vuol dire assumere la diversità come paradigma dell’identità stessa della scuola, occasione privilegiata di apertura a tutte le differenze.
L’attuale ministro forse non sa che in molte scuole da anni esistono tra i docenti figure specializzate che coordinano gruppi di lavoro per la predisposizione di progetti, di protocolli di accoglienza e di buone pratiche didattiche condivise che sono parte integrante del Ptof.
Numerosi sono quindi gli interventi in accordo con gli Ust (Ufficio scolastico territoriale) e si sono realizzati e si realizzano progetti in rete grazie ai Fondi Europei per l’Integrazione dei cittadini di Paesi terzi, o alla Fondazione Cariplo, finalizzati sia alla formazione dei docenti, sia alla realizzazione e alla diffusione di libri di testo per la facilitazione dell’apprendimento della lingua italiana e dei contenuti disciplinari.
E l’attuale ministro viene ora a proporre i corsi di potenziamento della lingua italiana per gli studenti stranieri e i corsi di formazione per gli insegnanti?
In ultimo, ma non meno importante, come pensano i nostri politici di poter formare classi con una maggioranza di studenti italiani, visti gli ultimi dati sulla natalità in Italia? E cosa intendono per studenti italiani, visto che oggi molti cittadini italiani sono immigrati di seconda o terza generazione?
Insegnante, già responsabile scolastico del gruppo di lavoro per l’integrazione e l’intercultura



