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La cultura dell’addiction in adolescenza
AUDIZIONE PARLAMENTARE

Riflessioni per un’audizione presso la Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza sul degrado materiale, morale e culturale nella condizione dei minori.

Introduzione

I contenuti proposti non sono da considerare esaustivi della tematica oggetto dell’audizione parlamentare avvenuta il 13 marzo 2024 nell’ambito dell’indagine conoscitiva “Sul degrado materiale, morale e culturale nella condizione dei minori, con focus sulla diffusione di alcool, nuove droghe, aggressività e violenza”. Possono tuttavia essere considerate stimoli all’approfondimento.

Tutte le questioni affrontate di seguito si basano su dati empirici raccolti da numerose indagini trasversali, in particolare quelle condotte da Laboratorio Adolescenza e dall’Istituto IARD che hanno creato un Osservatorio ad hoc sui trend evolutivi di comportamenti ed atteggiamenti adolescenziali.

Il contesto, ipotesi di lettura

I dati delle indagini annuali su comportamenti e stili di vita degli adolescenti che vivono in Italia realizzate da Laboratorio Adolescenza e Istituto IARD, come del resto quelli di molte altre ricerche nazionali e locali, hanno rilevato un costante incremento dei comportamenti a rischio tra la popolazione giovanile: aumenta l’abuso di bevande alcoliche come aumenta il consumo di sostanze psicotrope legali ed illegali.

Una prima ipotesi è pertanto quella che sia in espansione la cultura dell’addiction, ovvero quell’orientamento alla sostanza che “ti dà qualcosa di più”. Tuttavia, altri comportamenti diffusi tra i giovani ci suggeriscono che l’addiction applicata alle sole sostanze non basta a spiegare il fenomeno: sono in crescita anche altre tipologie di dipendenze comportamentali tra i giovani come il gambling, o la pratica di sport estremi.

Ciò ci induce a formulare una seconda ipotesi che si accompagna alla prima: tra le nuove generazioni si è sviluppata una sottovalutazione culturale del rischio.

In pratica, si può supporre che agisca un’iterazione perversa fra due fenomeni: la cultura dell’addiction fa aumentare la desiderabilità di comportamenti che comportano l’assunzione di rischi, e la sottovalutazione culturale del rischio abbassa i limiti della percezione di ciò che è ritenuto rischioso.

Facciamo un esempio: è nota risultanza di diverse ricerche che tra i giovani si manifesti da una parte un crescente consumo di alcolici e dall’altra una sovrastima della quantità di bevande alcoliche necessarie per ubriacarsi.

Possiamo chiederci come mai si assista allo sviluppo di queste tendenze, soprattutto se si considera che oggi la popolazione giovanile è sicuramente più informata e istruita delle coorti precedenti.

Per completare il quadro è dunque necessario formulare una terza ipotesi che integri le prime due: è aumentata l’accettabilità, più o meno consapevole, del rischio.

E a corollario di queste piste interpretative dovremmo aggiungere due ulteriori supposizioni. La prima suggerisce che sia cambiato il significato del concetto di rischio: lungi dal mantenere la tradizionale valenza negativa di disvalore, il rischio ha assunto anche una connotazione positiva, tanto da essere ricercato in quanto tale: orientamento che spiegherebbe l’estensione di comportamenti rischiosi e pericolosi.

Ma è un ultimo assunto che, probabilmente, esercita un ruolo decisivo nel modello interpretativo del rischio: è cambiato il concetto di salute tra i giovani.

Le concause dell’addiction

Lasciamo un attimo da parte cosa sia la salute per i giovani e cerchiamo di spiegare i fenomeni dell’addiction analizzando brevemente le concause. Alcune di queste sono derivate dai cambiamenti dei sistemi di valore della società, altre dall’evoluzione di alcuni tratti della cultura giovanile.

Innanzitutto, la cornice generale nella quale si inseriscono: una società in rapidissima e incessante trasformazione, che richiede adattamenti temporanei ed elevata flessibilità, crea incertezza. Mancano sistemi di riferimento forti, ovvero quei grandi modelli etici veicolati dalla religione e dalle ideologie che in passato svolgevano una funzione di regolazione sociale, fissando una gerarchia valoriale per orientare l’azione individuale e collettiva.

Le conseguenze, sul piano della cultura giovanile, possono essere così riassunte:

  • la frammentazione etica: la mancanza di modelli forti di riferimento fa sì che i valori si sono, per così dire, relativizzati e frammentati, mantenendo la loro importanza solo all’interno di ambiti relazionali ben circoscritti. Passando da un ambito ad un altro i valori cambiano e il giovane si adatta; si spiegano così l’assunzione di atteggiamenti e la manifestazione di condotte fortemente disomogenee a seconda dell’ambito esperienziale e del momento contingente: ciò che vale qui non vale là e viceversa; si perde il senso della trasgressività, in alcune circostanze ubriacarsi o fumare uno spinello diventa “normale”. Imponendosi canali a doppia moralità, i giovani d’oggi sono in grado di aderire – senza apparente contraddittorietà – a plurimi sistemi di valori;
  • la proiezione nel presente: in un mondo incerto, caratterizzato da rapidi ritmi di trasformazione, il futuro appare per molti versi sempre più difficile da prevedere; emergono così orientamenti al pragmatismo che privilegiano obiettivi a medio o breve periodo e, nel contempo, diventa sempre più difficile prefigurare un percorso preciso per il proprio futuro personale; vivere nel presente facilita orientamenti edonistici basati sul piacere;
  • la reversibilità delle scelte: ogni comportamento e ogni scelta viene considerata revocabile; nulla deve apparire irreversibile in una società incerta e contraddittoria; da una parte si possono così accettare rischi e pericoli, perché visti in chiave contingente e temporanea, dall’altra si evitano tutte le decisioni che sottendono scelte di vita definitive; poter retroagire dalle proprie decisioni aiuta la diffusione di comportamenti esplorativi ed una certa onnipotenza del proprio agire.

In conclusione, proiezione nel presente, relatività valoriale, reversibilità delle scelte inducono il giovane individuo a evitare di assumersi responsabilità personali e sociali e di vivere esistenzialmente un’adolescenza sempre più prolungata. Sotto questa luce può essere interpretata, ad esempio, la crescente difficoltà dei giovani nei processi di transizione ai ruoli adulti, al netto degli ostacoli oggettivi che complicano la crescita di un giovane adolescente.

Tutto ciò si lega alla diffusione di concezioni esternalistiche della salute. In segmenti significativi della popolazione giovanile si nota il passaggio da una concezione internalistica della salute (cioè dipende in buona misura da me, da cosa faccio e da come mi comporto) a una concezione esternalistica (la salute dipende da agenti esterni che non controllo o dalla fortuna). Avere scarsa capacità di prefigurare il proprio futuro, in un mondo incerto che cambia a ritmi vertiginosi, predispone a una sorta di fatalismo che non facilita dunque l’attenzione per la propria salute, la quale avrebbe invece bisogno della consapevolezza che l’agire nel presente ha delle conseguenze nel futuro. Se cade il nesso logico-razionale che lega la propria salute con i propri comportamenti, anche la percezione del rischio subisce profonde trasformazioni e tende a sottovalutare le condizioni di pericolo.

Focus Alcool

Le indagini segnalano che nella maggioranza dei casi il debutto all’assunzione di bevande alcoliche avviene in famiglia. Ciò non stupisce, date le abitudini alimentari nel nostro Paese. Coloro che hanno cominciato nella normalità familiare sono tendenzialmente portati a non considerare trasgressivo il bere alcolici, ma sembrerebbero anche meno inclini a diventare bevitori abituali. Questi ultimi hanno con maggiore frequenza iniziato a bere con gli amici: è tra loro che l’abuso di alcolici diventa più probabile e lo sballare come divertimento è visto come la motivazione principale per cui si bevono alcolici. Da ciò si comprende come un terzo di chi si è ubriacato abbia consciamente ricercato l’esperienza.

I dati mostrano anche una sostanziale debolezza socializzativa della famiglia. I genitori parlano poco a figli e figlie delle problematiche connesse al bere alcolici. Tuttavia, l’aver iniziato alla presenza dei genitori, come detto, sembra avere seppur indirettamente un effetto protettivo.

Ultima nota. Le distanze tra maschi e femmine sono assai ridotte, mostrando una forte tendenza all’omologazione di genere nei comportamenti e negli atteggiamenti.

Focus Droga

Pur se in molti casi la contiguità alla cultura della droga è collegabile con un forte disagio personale o sociale, in altri casi questo nesso non si verifica. Dunque, le motivazioni possono essere molteplici. Ad esempio, motivazioni sperimentali (curiosità, ricerca di nuove esperienze), motivazioni strumentali (per placare l’ansia, le paure, oppure per sentirsi grandi, o euforici), motivazioni espressive (per cercare un’identità di gruppo), motivazioni ludiche (consumi a feste, discoteche, week end, gite scolastiche). Il consumo può essere sistematico, mostrando una vera e propria dipendenza, ma anche occasionale e controllato, pur essendoci comunque una probabilità non irrilevante di passare dall’occasionalità all’abitudinarietà.

Particolare attenzione deve essere prestata alle nuove droghe, molte delle quali a basso costo e che quindi costituiscono un grande pericolo per i giovani. Ne cito due a mo’ di esempio: il famigerato fentanyl (un oppioide sintetico che in realtà è un farmaco analgesico di grande utilità medica nella terapia del dolore cronico di origine tumorale, ma il cui uso improprio per il suo potere euforico e allucinogeno ne fa una letale droga ricreativa – negli Stati Uniti sta mietendo un numero impressionante di decessi – e per questo già inserito opportunamente in Italia in un piano di prevenzione e di controllo) e la subdola amnèsia (uno stupefacente elaborato derivato dalle foglie essiccate di marjuana e trattato con metadone, eroina e sostanze chimiche come gli acidi che amplificano gli effetti psicotropi quali perdita di memoria, lucidità, disturbi cognitivi).

Focus Violenza

L’esercizio della violenza deriva dalla tendenza a mettere in discussione le regole della convivenza sociale. Nella gran parte, i giovani che compiono in gruppo atti di vandalismo, di bullismo, di aggressività, di prevaricazione o di violenza presentano caratteristiche psicologiche e sociali ben definite.

Dal punto di vista socializzativo è evidente una carenza della famiglia che non ha saputo trasmettere ai figli norme di comportamento sociale né esercitare un controllo nel corso del loro processo di crescita. La scuola, dal canto suo, non ha saputo svolgere un qualche ruolo sostitutivo alla fragilità familiare. Questi caratteri non si collegano necessariamente all’estrazione sociale della famiglia: genitori inadeguati che non sanno offrire sostegni affettivi e trasmettere un orientamento socio-educativo ai figli li possiamo trovare in qualsiasi ceto.

In giovani dalle personalità fortemente immature può affermarsi una cultura della sopraffazione che però spesso si esplicita solo in situazioni e condizioni particolari (ad esempio quando si è in gruppo, dopo assunzioni di sostanze psicotrope, in ore notturne ecc.) e che comunque è vista come manifestazione contingente e dunque reversibile. È inutile rilevare che queste manifestazioni possono svilupparsi concretamente in presenza fisica oppure virtualmente attraverso internet e i social network. In ogni modo, comportano sempre una forte sottovalutazione degli effetti provocati dalle loro azioni.

Conclusioni

I giovani non sono, ovviamente, un gruppo omogeneo. Ci sono molti modi di essere giovani oggi. Le campagne di prevenzione e di comunicazione rivolte ai giovani dovrebbero sempre tenere presente questa segmentazione interna. Un messaggio che viene capito e condiviso da un tipo di giovani non necessariamente viene capito e condiviso da un altro tipo.

È per questa ragione che le campagne che si affidano alla sola informazione spesso falliscono. Da qui la necessità di adattarsi a questa complessità tipologica.

Carlo Buzzi
Comitato Scientifico Laboratorio Adolescenza - Sociologia

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LABORATORIO ADOLESCENZA
Via Troilo, 4
20136, Milano

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