
L’Istituto “Iqbal Masih” di Pioltello chiuderà un giorno per la fine del Ramadan. Le polemiche inutili e la solidarietà di Mattarella.
L’Istituto Comprensivo Iqbal Masih di Pioltello, intitolato al dodicenne pakistano ammazzato nel suo Paese nel 1995 per il suo impegno contro lo sfruttamento del lavoro minorile, è finito nel mirino del ministro dell’istruzione Giuseppe Valditara per presunte irregolarità nella delibera sulla chiusura della scuola per un giorno, in occasione della conclusione del Ramadan. Una polemica gratuita, se non strumentale, alla quale hanno di fatto messo fine le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Che cosa dice la legge sui giorni di sospensione delle lezioni
La norma relativa al calendario scolastico delle scuole sui giorni di sospensione delle lezioni afferma: “Le istituzioni scolastiche autonome possono, sulla base del calendario scolastico della propria Regione, deliberare di anticipare o posticipare la data di inizio delle lezioni e individuare altri giorni di sospensione delle attività didattiche garantendo, comunque, l’effettuazione di almeno 200 giorni di lezione ai fini della validità dell’anno scolastico. La competenza è del Consiglio d’Istituto, composto da docenti, genitori, dirigente scolastico e personale amministrativo, che delibera su proposta del Collegio docenti”.
Come ha agito la scuola di Pioltello
L’Istituto di Pioltello, uno dei comuni con la più alta percentuale di residenti stranieri in Italia, si è avvalso legittimamente della facoltà, prevista dalle norme istitutive dell’autonomia, di adattare il calendario alle specifiche esigenze del territorio, deliberando quasi un anno fa la chiusura il prossimo 10 aprile 2024, al termine del Ramadan.
Si tratta di una scuola di estrema periferia che presenta il 43% di alunni stranieri e che ogni anno ha registrato un 40 per cento di assenti il giorno di fine Ramadan.
Le presunte irregolarità e la conferma della decisione della scuola
Da Valditara, ministro di un governo che porta avanti ostinatamente il disegno di legge sull’autonomia, ci si aspetterebbe il massimo rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche italiane, inserita in Costituzione dal 2001. Cosa fa invece il ministro? Invia gli ispettori per verificare presunte irregolarità nella delibera del Consiglio d’Istituto e sollecita l’Ufficio scolastico regionale per far modificare le delibera.
Quest’ultimo interviene prontamente e invita il preside a “valutare la disapplicazione della delibera e l’annullamento in autotutela da parte del consiglio d’istituto”.
Prendendo atto della richiesta dell’Ufficio scolastico regionale, il dirigente scolastico dell’Istituto, Alessandro Fanfoni, ha riconvocato il Consiglio d’Istituto. E proprio nella seduta di ieri è stato letto il messaggio inviato dal Presidente della Repubblica in risposta alla lettera che la vicepreside dell’istituto, Maria Rendani (nominata Cavaliere proprio dal Capo dello Stato per l’impegno per l’inclusione in classe) gli aveva indirizzato nei giorni precedenti. All’appello di Rendani – “Venga a Pioltello a sostenerci, ci sentiamo soli, è l’unico che possa mettere la parola fine a questa triste storia” – il presidente Mattarella ha risposto: “Ho ricevuto e letto con attenzione la sua lettera e, nel ringraziarla, desidero dirle che l’ho molto apprezzata, così come – al di là del singolo episodio, in realtà di modesto rilievo – apprezzo il lavoro che il corpo docente e gli organi di istituto svolgono nell’adempimento di un compito prezioso e particolarmente impegnativo”.
Il Consiglio d’Istituto ha confermato con una nuova delibera la decisione già presa: il 10 aprile l’Iqbal Masih resterà chiuso.
Una pressione mediatica che nuoce alla scuola
Dopo gli interventi strumentali di vari esponenti politici (Salvini, La Russa…), il dirigente scolastico aveva ricevuto addirittura minacce di morte.
Il preside aveva quindi chiesto di “allentare la tensione mediatica sulla scuola, in primo luogo per la serenità degli alunni e dei docenti”.
I docenti dell’Istituto, a loro volta, avevano manifestato la loro indignazione per la strumentalizzazione di una scelta legittima e prevista dalla norma. Sentendosi “aggrediti e non tutelati dall’ondata d’odio”, in un comunicato avevano spiegato con chiarezza le ragioni della decisione di non tenere le lezioni in concomitanza con la festa di fine Ramadan: “non è una scelta politica, non ha nulla di ideologico o di religioso ma è soltanto didattica e va rispettata. Riteniamo che fare lezione con metà degli alunni in classe non sia fare lezione, che le attività proposte andrebbero comunque riprese e che sia necessario sospendere le attività didattiche nel giorno in cui quasi metà della scuola è assente”.
La solidarietà della comunità cattolica
In questa vicenda, anche le parrocchie di Pioltello, il 24 marzo, si erano schierate a fianco dell’Istituto Iqbal Masih in una lettera letta al termine della messa domenicale esprimendo “Piena solidarietà al preside e al Consiglio d’Istituto, …la decisione del Consiglio di Istituto è nata da una seria e attenta capacità di leggere il tessuto sociale della nostra città. Non accettiamo in alcun modo i toni aspri e violenti con cui in questi giorni si è manifestato il dissenso, trasformando una scelta ponderata in una battaglia politica o ideologica. La decisione, presa in modo collegiale, di chiudere la scuola in occasione della fine del Ramadan sia nata dal buon senso di chi opera ogni giorno in una realtà multietnica con passione e cura per ogni persona e per la sua identità”.
Sul caso era intervenuto anche l’arcivescovo di Milano Mario Delpini con parole chiare: “Una delle cose più importanti della vita è la religione. Non so com’è il regolamento delle scuole, ma si sospende anche a Carnevale”.
Piena solidarietà all’Istituto era arrivata infine dal direttivo nazionale dell’Andis, l’Associazione nazionale che raggruppa i dirigenti scolastici.
L’ultimo intervento del ministro Valditara
Dopo le manifestazioni di solidarietà ricevute dall’istituto, il ministro Valditara aveva scritto anche che i risultati formativi dell’istituto di Pioltello nelle prove Invalsi “sono inferiori rispetto a quelli della media lombarda… Dobbiamo far sì che scuole così complesse abbiano la possibilità di garantire un futuro d’eccellenza a tutti i giovani, immigrati o italiani, perché in scuole di questo tipo molti ragazzi perdono circa un anno rispetto agli altri coetanei che studiano altrove”.
Due gli elementi di scorrettezza in quest’ultimo intervento. Il primo è una diffusione impropria e strumentale dei dati Invalsi, che dovrebbero essere utilizzati per interventi volti al miglioramento del sistema scolastico italiano.
Il secondo, più grave, è la mancata precisazione del fatto che l’Invalsi da sempre usa “l’indicatore Escs” che considera lo status sociale, economico e culturale delle famiglie per elaborare statistiche bilanciate e significative ai fini di una possibile perequazione del sistema. Quindi i risultati dell’”Iqbal Masih” vanno confrontati con quelli di scuole di contesti simili.
Utilizzando i dati in modo corretto, gli esiti appaiono diversi. Lo stesso preside della scuola aveva tenuto a precisare che “I risultati dei nostri alunni alla fine della terza media, comparati a quelli di scuole con pari indice Escs, sono superiori di 23,3 punti in matematica, inferiori di 0,1 punti in italiano, superiori di 27,6 punti in inglese listening e di 23,2 nel reading”.
Il dovere di rispettare i valori della scuola
Da quanto esaminato fin qui appare evidente che si è in presenza di attacchi strumentali e ideologici alla scuola dell’autonomia degli organi collegiali e della Costituzione. Si vuole interferire nella gestione della scuola, che ha delle sue regole e valori, per fini politici contingenti.
È opportuno chiedersi, allora, perché un ministro che dovrebbe promuovere, finanziare e valorizzare adeguatamente le scuole italiane per accogliere e integrare tutti gli studenti, soprattutto quelle che operano in situazioni multietniche e disagiate come Pioltello, utilizzi invece questi metodi per screditare il lavoro di un’intera comunità scolastica impegnata a formare ragazzi e ragazze in una realtà complessa e difficile.
Non dovrebbe un ministro della Repubblica, chiamato a svolgere il suo compito con responsabilità, onore e disciplina, favorire il dialogo, lavorare a favore dell’inclusione, unire le diversità invece che contrapporle in uno sterile scontro da cui tutti usciremmo sconfitti? In primo luogo, tutti i ragazzi e le ragazze delle nostre scuole?
Dirigente scolastico



