
Infertilità maschile: l’effetto “culle vuote”, le cause e il ruolo della prevenzione. Anche in adolescenza.
Allarme “culle vuote”
Continua il calo delle nascite. Ancora un record negativo per la natalità: nel 2022 le nascite sono scese a 393mila, registrando un calo dell’1,7% rispetto al 2021. La denatalità è proseguita anche nel 2023: secondo i primi dati provvisori relativi ai primi sei mesi dell’anno le nascite sono circa 3.500 in meno rispetto allo stesso periodo del 2022.
Si ricorda che il tasso di natalità che permette a una popolazione di rimanere stabile è di 2,1 figli per donna: attualmente siamo a 1,2 figli per donna.
Dunque, una situazione piuttosto preoccupante. Le cause? Molteplici: costi da affrontare per crescere i figli, difficoltà nel conciliare maternità e lavoro, mancanza di servizi diffusi e accessibili per le famiglie, fragilità dei legami affettivi di coppia. Un aspetto a cui pero non viene data la necessaria attenzione riguarda la progressiva diminuzione della fertilità, in particolare quella maschile che rappresenta una problematica ancora poco studiata e conosciuta.
Crollo fertilità maschile
Negli ultimi 60 anni la qualità del liquido seminale è progressivamente peggiorata. Negli anni ’60 un eiaculato conteneva 120-140 milioni di spermatozoi per ml, mentre oggi ne contiene circa la metà. Un recente studio del 2023 riferisce dati attuali di 49 milioni di spermatozoi per ml e, inoltre, evidenzia una percentuale di diminuzione doppia (-2,64% ogni anno) dal 2000 al 2023, rispetto al periodo 1973 – 1999. Il risultato è che, oggi, 1 maschio su 3 è a rischio di infertilità. Come ulteriore dato di fatto, nel 50% dei casi di infertilità di coppia la causa è da attribuire al maschio.
La fertilità maschile deve essere “protetta” dalla prima infanzia
La fertilità maschile deve essere “protetta” dalla prima infanzia in quanto sappiamo che il 30% dei bambini e adolescenti, con età tra 0 e 18 anni, presenta patologie andrologiche. Inoltre, una percentuale ancora maggiore di adolescenti va incontro a fattori di rischio ambientali per alterazioni andrologiche.
D’altra parte, dobbiamo tenere conto che nel lungo periodo che va dal feto, al neonato, al bambino, fino all’adolescente, avvengono importanti cambiamenti a livello endocrinologico, fisico e neuro-psicologico, che trasformano un bambino in un adulto con l’acquisizione delle capacità riproduttive. Dunque, per questi motivi, l’età pediatrica (0-18 anni) rappresenta un periodo di elevata sensibilità per l’insorgenza di alterazioni dello sviluppo gonadico che, se non diagnosticate e curate per tempo, possono determinare infertilità in età giovanile-adulta.
Ma quali sono le patologie andrologiche del bambino e dell’adolescente?
Sono diverse. Per lo più, traggono origine da specifiche alterazioni a livello endocrino o genetico come il criptorchidismo (la mancata discesa dei testicoli nello scroto), l’ipogonadismo (dovuto all’alterata funzione delle ghiandole endocrine), la sindrome di Klinefelter (per una alterazione genetica), il varicocele. Spesso queste condizioni rimangono non diagnosticate o diagnosticate tardivamente, quando ormai si sono creati danni irreversibili per la fertilità.
Una tematica “nuova”, sempre più in crescita, riguarda i bambini e adolescenti affetti da tumore, 11.000 casi nel periodo 2016-2020.
Grazie alle nuove procedure terapeutiche che oggi vengono attuate, abbiamo avuto un miglioramento significativo della prognosi con una sopravvivenza a 5 anni superiore all’80%. Purtroppo, però, queste terapie, come chemioterapia e radioterapia, possono causare effetti collaterali a livello della crescita, dello sviluppo puberale e della mineralizzazione ossea. Uno in particolare, nel maschio, è il danno a livello testicolare con esito in infertilità.
Questi rilievi suggeriscono oggi nuovi approcci per preservare la fertilità, come la possibile criopreservazione degli spermatozoi con successiva iniezione direttamente nel citoplasma dell’ovocita (metodica ICSI).
Stili di vita, fattori di rischio ambientali e infertilità
Soprattutto in età adolescenziale, si verificano situazioni che traggono origine dall’ambiente e possono essere lesive per la salute andrologica, sessuale e riproduttiva dei ragazzi-giovani adulti.
Fumo, alcol, droghe
Si tratta di situazioni che, pur non essendo primariamente delle patologie andrologiche, hanno comunque un impatto diretto sulla salute andrologica. Svolgono infatti, ciascuna, un’azione specifica di danno a livello della gonade maschile come alterazione del numero, della motilità e della qualità degli spermatozoi. Ad esempio, nel liquido seminale dei fumatori sono presenti numerose tossine derivate dal fumo di tabacco, tra cui alcuni prodotti chimici mutageni.
Da considerare, inoltre, il danno che si somma a causa del policonsumo delle suddette sostanze.
Malattie sessualmente trasmesse
Anche le malattie sessualmente trasmesse (MST) rappresentano un’ importante causa di infertilità: si ritiene che le infezioni del tratto urogenitale maschile siano responsabili di circa il 15% dei casi di infertilità.
Anche le MST traggono origine, in buona parte, da alterati stili di vita, in questo caso, della condotta sessuale degli adolescenti. La clamidia è l’infezione batterica sessualmente trasmissibile più diffusa in Italia, con un andamento annuo in continuo aumento.
Gran parte delle MST, tra il 70 e il 90% nel caso dell’infezione da papillomavirus-HPV, è asintomatica per cui l’infezione viene trasmessa tra i giovani senza che loro ne siano consapevoli e quindi senza misure di prevenzione. I principali fattori di rischio sono: rapporti sessuali non protetti, partner multipli, frequentazione di ambienti non adeguatamente igienizzati, promiscuità degli oggetti utilizzati per l’igiene, uso di droghe, fumo e abuso di alcol.
Inquinanti ambientali, interferenti endocrini
Tra i fattori ambientali possibili cause di infertilità maschile, vi sono le sostanze chimiche, conosciute come “endocrine chemical disruptors” (ECD). È un tema di grande attualità che sta sempre più richiamando l’attenzione di medici e ricercatori. Si tratta di sostanze molto diffuse nell’ambiente – come ftalati, pesticidi, bisfenolo, diossine e fitoestrogeni – contenute in oggetti che utilizziamo tutti i giorni in quanto presenti nelle plastiche, anche nei giocattoli di sconosciuta provenienza, nei cibi (frutta, verdura), nei detergenti, nelle vernici e nei cosmetici.
Oltre a svolgere un’azione endocrina generale, simile a quella degli estrogeni (gli ormoni femminili), o in contrasto con gli androgeni (gli ormoni maschili), con conseguenze sulla spermatogenesi e la fertilità, sono state trovate anche a livello locale nel liquido seminale, oltre che nel latte materno e nel tessuto placentare.
Recenti studi svedesi hanno trovato una correlazione tra l’esposizione delle gestanti agli ECD e la nascita di neonati con malformazioni genitali come criptorchidismo, ipospadia e micropene.
E gli smartphone?
Sempre tra i fattori ambientali, desta un certo interesse un recentissimo studio effettuato da un gruppo di ricercatori della California, iniziato nel 2015 e pubblicato in dicembre 2023, sulla prestigiosa rivista Fertility & Sterility.
Gli Autori hanno analizzato un campione di sperma e un questionario di 2.886 giovani adulti (18-22 anni) e hanno trovato che un elevato utilizzo, più di 20 volte al giorno, degli smartphone è associato a una diminuzione del 21% della concentrazione di spermatozoi e a una diminuzione del 22% della conta totale degli spermatozoi (sec. i criteri dell’OMS).
Gli Autori invitano comunque ad una cautela nella valutazione generale dello studio e suggeriscono ulteriori ricerche sull’argomento.
Per proteggere la fertilità l’unica strada è la prevenzione!
Dunque, abbiamo osservato che le basi dell’infertilità maschile si creano nell’infanzia e nell’adolescenza. L’età pediatrica (0-18 anni) si configura quindi come la fase più idonea per fare la prevenzione dell’infertilità, ed è chiaro, per quanto osservato, che bisogna partire precocemente, anzi molto precocemente, già in età neonatale e, addirittura, in gravidanza.
E quando si parla di salute andrologica ci riferiamo non solo alla funzione riproduttiva del maschio, ma anche al suo benessere sessuale, psicologico e sociale.
Purtroppo, per motivazioni culturali e sociali che affondano le proprie radici in tempi ormai passati, generalmente non viene data nel maschio l’attenzione necessaria a tali aspetti, con il risultato che le diagnosi in ambito andrologico sono spesso tardive così da ridurre in maniera sostanziale l’efficacia degli interventi terapeutici.
Teniamo inoltre conto che, con l’abolizione della visita di leva, è venuta a mancare una forma di screening universale che permetteva di evidenziare alterazioni della sfera sessuale e genitale, spesso non diagnosticate fino a quel momento.
Fondamentale il ruolo del Pediatra
Il Pediatra ha un ruolo importante nella prevenzione della infertilità maschile in quanto è lui che, per il suo continuo contatto con il bambino-adolescente e la sua famiglia, è in grado di attuare sia la prevenzione primaria, attraverso il contrasto ai fattori ambientali, soprattutto in età adolescenziale, che possono alterare la salute andrologica, e quindi la fertilità, sia la prevenzione secondaria, attraverso la diagnosi precoce e la cura delle patologie andrologiche.
Fondamentali in questa ottica i “bilanci di salute”, visite effettuate da parte dei pediatri di famiglia, ad età prefissate, nel corso dell’intera crescita e dello sviluppo del bambino. Si tratta di occasioni importanti al fine di individuare precocemente eventuali patologie e fattori di rischio per la salute riproduttiva. Inoltre, nel suo rapporto con gli adolescenti, il Pediatra ha modo di sottolineare l’importanza della salute andrologica per la funzione riproduttiva, avvicinandosi una meta importante della loro vita, cioè quella di diventare, a loro volta, genitori.
Al contempo, il Pediatra, per il continuo contatto con i genitori, può svolgere un’opera di informazione e sensibilizzazione sull’importanza della salute andrologica e sessuale fin dall’infanzia e sulla pericolosità, soprattutto in età adolescenziale, di alcuni comportamenti a rischio.
I genitori
I genitori hanno un ruolo educativo importante. I genitori “responsivi” devono «parlare» con i figli adolescenti, essere disponibili ed ascoltarli senza avere fretta, informandoli in modo sereno ed empatico sulla procreazione e sui pericoli per la fertilità di certe condotte a rischio, sviluppando al contempo il loro senso di responsabilità.
La scuola
La scuola può rappresentare il luogo ideale dove bambini e adolescenti possono essere informati correttamente sulla pericolosità di certe condotte a rischio come il fumo, l’abuso di alcol e le droghe e, in modo differenziato secondo l’età, sui temi della sessualità e i rischi legati alle malattie sessualmente trasmesse. Gli adolescenti iniziano a sperimentare la sessualità in età sempre più precoce e senza consapevolezza dei rischi. La maggior parte degli adolescenti giunge infatti alla scoperta della sessualità senza un’informazione e un’educazione sessuale adeguata. In questa ottica, un particolare significato riveste la cosiddetta “peer education” (educazione tra pari) tesa ad aumentare la partecipazione e l’autostima tra i ragazzi. In particolare, per quanto riguarda l’argomento della salute riproduttiva, con gli adolescenti dovrebbero essere affrontati, insieme ai fattori di rischio suddetti, anche gli aspetti positivi legati all’empatia e all’affettività delle loro relazioni.
Pediatra, endocrinologo



