
Laboratorio Adolescenza segue “in presa diretta” l’autogestione del liceo scientifico Albert Einstein di Milano: il punto di vista di studenti e docenti.
La cogestione è una sorta di pronipote edulcorata e legale delle occupazioni scolastiche, nate negli anni sessanta, in cui gli studenti prendono possesso fisico dei locali della scuola con l’obiettivo – nel migliore dei casi – di dibattere sul motivo che ha spinto al gesto. Negli anni ‘60 e ‘70 a indurre all’occupazione erano generalmente motivazioni politiche (che a volte con la scuola c’entravano poco o niente), ma comunque una causa scatenante generalmente c’era.
Col passare degli anni i giorni di occupazione cominciano a diventare una sorta di abitudine annuale finalizzata più all’effetto che alla causa; ovvero ad avere un’esperienza di gestione autonoma dello spazio-tempo scuola. Con le ragioni dell’occupazione, spesso pretestuose, che passano in secondo piano e con esiti che spesso sfociano in inutili bivacchi e atti di vandalismo.
Il tentativo di conciliare l’esigenza dei ragazzi di sperimentarsi come protagonisti (peraltro legittima e, almeno in teoria, anche interessante) con quella di mantenersi nell’alveo della legalità ha portato nel tempo a trasformare molte occupazioni in “autogestioni” e, oggi, sempre più spesso in “cogestioni”. In questo modo, invece di cacciare dalla scuola presidi e insegnanti o esautorarli totalmente dalle scelte sul che fare durante la presa di possesso della scuola, si arriva a un gentlemen agreement in cui docenti e studenti, di comune accordo, mettono da parte per qualche giorno libri, lezioni e interrogazioni e organizzano un programma “alternativo”, generalmente costituito da incontri e conferenze su argomenti di interesse degli studenti e legati all’attualità del momento. Un po’, per dirla con Ennio Flaiano, come andare a fare la rivoluzione scortati dai carabinieri.
I risultati? Per andare un po’ a mettere il naso su questo aspetto Laboratorio Adolescenza Magazine ha seguito – a Milano – l’autogestione del liceo scientifico Albert Einstein appena conclusa e seguirà, nei prossimi giorni, quella del liceo classico Giovanni Berchet, grazie anche alla collaborazione di Frida Bazzoli, Flaminia D’Ercole e Clara Oppizzi, tre studentesse con la passione del giornalismo che abbiamo immediatamente “reclutato”.
Einstein e Berchet che hanno entrambe una lunga tradizione di autogestioni, ricche di spunti interessanti e seriamente portate avanti dagli studenti con un supporto efficace, ma non invadente, della scuola.
All’Einstein abbiamo parlato con Alessandro Covin, uno degli studenti che hanno curato l’organizzazione, e Giordano Sarta, il docente responsabile del programma dell’evento che ci ha raccontato la genesi: “Iniziamo a novembre a raccogliere le proposte degli studenti e poi un comitato organizzatore, composto da studenti, docenti e genitori valuta e sceglie gli argomenti da trattare nelle numerosissime sessioni di lavoro e conferenze che caratterizzano la nostra due-giorni di cogestione”. E Alessandro Covin, che a giugno finirà le scuole superiori e che di autogestioni, da partecipante o organizzatore, ne ha vissute più di una, sottolinea: “Sperimentare un modo diverso di fare scuola è una esperienza di straordinaria efficacia. Forse sono un po’ troppo radicale – ammette – nel dire che la scuola dovrebbe essere tutta o in gran parte così, ma certamente da un lato è un momento di crescita e di responsabilizzazione importante per noi, dall’altro è il modo di portare nella scuola argomenti di grande interesse per noi che però non rientrano nelle tradizionali materie scolastiche”.
Una sana via di mezzo tra la scuola di oggi in Italia e una un po’ utopica cogestione full time potrebbe essere (lo suggerisce lo stesso Alessandro che ha avuto modo di frequentare un semestre di scuola in nord America) una scuola con un programma composto da una parte fondamentale obbligatoria per tutti e una ampiamente personalizzabile in base agli interessi specifici di ciascuno studente. Non è un caso, ma è proprio questa la scuola descritta da oltre il 40% di studenti secondo i risultati della nostra indagine realizzata nel 2023 in collaborazione con il Canale Scuola del Corriere della Sera.
Tornando alla cogestione dell’Einstein – in cui si è parlato, tra l’altro, di intelligenza artificiale, violenza sulle donne, “distanza” tra scuola e studenti, primo soccorso, educazione sessuale, di videogiochi… –, Giordano Sarta spiega come una delle cose più difficili sia individuare un programma che possa interessare sia i “piccoli” che i “grandi”. Non dimentichiamoci, infatti, che a quell’età i cinque-sei anni che distanziano una matricola da un diplomando sono un abisso. Ma il bello della scuola, alla fine, è proprio questa differenza e questo crescere insieme.
Presidente di Laboratorio Adolescenza



