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Ti trovi qui: Home / LABORATORIO ADOLESCENZA MAGAZINE / 2023 N.2 / Futuro incerto in un mondo difficile
Futuro incerto in un mondo difficile
ADOLESCENTI E FUTURO

Dipendenza dagli influencer, rinuncia all’università, ipotesi di andarsene dall’Italia, crescente aspettativa di vivere da single.

Due anni di Covid (con il rischio, ascoltando le ultime notizie, di ricominciare da capo), una guerra interminabile a due passi da casa, tinte fosche sul fronte lavoro, effetti di un dissesto climatico che – con buona pace dei negazionisti – vediamo quotidianamente… Uno scenario che oggettivamente non spinge all’ottimismo sul futuro che ci attende e che non può non influire sugli adolescenti, la cui vita è tutta nel futuro. E quanto emerge dall’edizione 2023 dell’indagine nazionale sugli stili di vita degli adolescenti (realizzata annualmente da Laboratorio Adolescenza e Istituto di ricerca IARD) ci conferma inesorabilmente la visione incerta e preoccupata che la maggioranza dei nostri teenagers (52,4%) ha del futuro. Percentuale di pessimisti che sfiora il 60% se si considera quanto esprimono le ragazze che a quell’età hanno, su tutto, un atteggiamento più maturo e consapevole dei coetanei maschi.

Ma al di là di come gli oltre 3500 studenti arruolati nell’indagine hanno risposto alla domanda esplicita “come vedi il tuo futuro?”, i segnali del disagio appaiono evidenti da tantissimi altri “dettagli”, che dettagli non sono.

Innanzi tutto la loro vita è sempre più “social” (e il 70% è convinto che i social prenderanno, nel futuro, uno spazio sempre maggiore) e questo determina inevitabilmente una dipendenza psicologica sempre maggiore da influencer e fashion blogger di ogni risma che rappresentano, oggi, i modelli da seguire ad ogni costo. Dipendenza che amplifica la già bassa autostima e l’insoddisfazione del proprio io corporeo che è una caratteristica tipica di una età di trasformazione quale è l’adolescenza.
Il “non mi piaccio” (40,3% del campione e 51% delle ragazze) non solo è aumentato di circa venti punti percentuali rispetto ad una nostra vecchia rilevazione dei primi anni 2000, ma l’insoddisfazione aumenta all’aumentare dell’età quando invece si dovrebbe iniziare a “far pace” col proprio sé.

E rispetto al passato cambia – e preoccupa – che a “dettare le regole” per decidere se piacersi o meno non è più solo il gruppo dei pari di riferimento (come è sempre stato e come ancora afferma il 47% del campione), ma sono soprattutto i succitati influencer, con annessi e connessi, che condizionano oltre il 72% dei giovanissimi. Ed è anche interessante osservare che, mentre tradizionalmente sono sempre state le ragazze a subire maggiormente l’effetto di giudizi e modelli esterni, ad influencer & C. è sensibile anche un’ampia maggioranza dei maschi (62%).

Su questo aspetto non ci vuole un mago per capire quanto la differenza sia pericolosa: una cosa è confrontarsi con soggetti reali e tangibili, di cui si conoscono a tutto tondo pregi e difetti, altro è rapportarsi con ectoplasmi “filtrati” dalle decine di “app-bellezza” di cui dispongono – e quindi irraggiungibili – ma che anche del loro io-reale postano solo i frammenti che vogliono e che possono avere appeal. Perché sbaglieremmo a credere che questi “influencer”, prevalentemente anche loro adolescenti, siano – almeno loro – dei leader felici e soddisfatti di come sono. In realtà questi tristi mentori, proprio come i bulli che sono spesso più fragili e insicuri delle loro vittime, sono schiavi del loro pubblico, creando così un circolo vizioso che spesso finisce male. Altrettanto fragili e insicuri, sono drogati (in senso lato) da un successo tanto dirompente quanto effimero che tentano disperatamente di mantenere alzando l’asticella delle loro performance fino all’inevitabile overdose fatale.

Ma andiamo avanti: in altra parte del giornale abbiamo parlato di un disagio di tipo psicologico crescente e diffuso. Se sia causa o effetto della visione cupa che hanno del futuro è difficile stabilirlo, ma in un’età che dovrebbe semmai caratterizzarsi per un eccesso di utopia e ottimismo vediamo sempre più segnali di chiusura in sé stessi e di disillusione. E non ci riferiamo al numero crescente di adolescenti che chiudono la porta al mondo e si rintanato nella loro stanza (per fortuna qui da noi sono ancora numeri piccolissimi), ma molto più “banalmente” alla percentuale in aumento di adolescenti che pensa di non iscriversi all’università perché, se le prospettive sono comunque un call center, tanto vale non sprecare soldi (della famiglia) e tempo. E tra chi pensa che comunque all’università ci andrà, il 33,8% farà la scelta in base alle prospettive di lavoro e non in base agli effettivi interessi e alle effettive tendenze. Scelta che qualunque esperto di orientamento boccerebbe, ma chi lo fa l’orientamento ai ragazzi?

Al di là del “come”, gli adolescenti “dove” lo vedono il loro futuro? Solo il 34% degli adolescenti pensa che continuerà a vivere nella stessa città o regione in cui vive attualmente. L’altro 65% (in particolare le ragazze 70%) lo troviamo sparso per l’Italia (29%), per l’Europa (21%) o per il mondo (16%). Un segnale a doppia interpretazione: certamente positiva se sottende il desiderio di conoscenza, di mettersi in gioco, o il sentirsi cittadino del mondo. Negativa se è una versione 3.0 dei flussi migratori da un’Italia disperata e senza prospettive.

Riguardo alla sfera personale, la netta maggioranza (71,1%) “si vede” in un rapporto di coppia stabile e di convivenza/matrimonio, con figli, mentre circa il 10% (più le femmine che i maschi) ha in mente una vita da single, e oltre il 20% (anche qui le ragazze sono di più) non pensa di avere figli. Anche su questo fronte i tempi sono cambiati: gli sposati/conviventi con figli alle soglie del 2000 (sempre riferendoci al nostro osservatorio) superavano il 90%.

Riguardo le aspettative, in senso lato, di ciò che porterà il futuro, nettamente al primo posto (indicata dal 91%) c’è la “cura delle malattie”. Segue a distanza (67%) – ma è un bel segno – l’aumento dell’integrazione culturale e della solidarietà tra popoli e culture diverse.

Tra i timori al primo posto (80%) c’è il progressivo degrado ambientale e il timore di catastrofi naturali delle quali i comportamenti umani sono corresponsabili. Il 72% fa riferimento alle guerre e il 62% ad epidemie e malattie. Un cambio di atteggiamento drastico considerando che solo lo scorso anno guerra e pandemia erano le preoccupazioni maggiori. Frutto, come dice Fulvio Scaparro, referente per l’area psicologica di Laboratorio Adolescenza, di una memoria breve, anzi brevissima, che è una delle caratteristiche che connota non solo gli adolescenti, ma tutta la società odierna: “Una capacità sconcertante di voltare pagina e rimuovere il passato anche recentissimo o nemmeno passato. Se il futuro è ovviamente sempre un’incognita, la rimozione del passato, e quindi dell’esperienza vissuta, che sono le fondamenta del futuro individuale e collettivo, non promette niente di buono”.

E la scuola del futuro? Qui gli adolescenti (senza ironia) danno il meglio di sé: l’80,7% – a differenza di molti insegnanti che non hanno visto l’ora di smantellare e seppellire Internet – ritiene, ragionevolmente, che la scuola dovrebbe sempre essere in presenza, ma utilizzando metodi e strumenti innovativi basati essenzialmente sulle potenzialità offerte da Internet. Prendere, cioè, il meglio di quanto sperimentato durante la pandemia per rendere la scuola più moderna. Solo il 10% vorrebbe la scuola vecchio stile mentre l’8% la vorrebbe tutta “online”, ma utilizzando piattaforme e metodi più evoluti di quelli adottati in emergenza durante la pandemia Covid.

Ma, soprattutto, l’86,6% vorrebbe che nelle scuole superiori il piano di studi potesse in parte essere personalizzato con alcune materie scelte dal singolo studente. E tra le “materie” che gli studenti vorrebbero inserire in modo sistematico nel piano di studi ai primi posti, quasi a pari merito, compaiono “educazione sessuale” (80,2%) e “sostenibilità e protezione dell’ambiente” (79%). Al terzo posto – ma al primo posto per le ragazze (84%) – “educazione al rispetto delle diversità (genere, etnia, religione…)”.

Idee chiare e concrete, ma qui il problema siamo noi, perché una cosa è riempirsi la bocca di “il futuro siete voi”, altro è ascoltarli veramente e cercare di mettere in pratica le loro interessantissime idee per aiutarli davvero ad avere un futuro promettente e – come scriveva il filosofo liberale John Stuart Mill – una vita degna di essere vissuta.

Maurizio Tucci
Presidente di Laboratorio Adolescenza

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