
In “Cercasi prof disperatamente” Paolo Quaglia conduce un’esplorazione che, come afferma Gherardo Colombo nella prefazione, “parte dalla scuola esistente e cerca di renderla migliore”.
«Solo un insegnante appassionato potrà suscitare passione nei propri studenti. E la passione deve essere duplice. Bisogna provare passione per ciò che si insegna e bisogna provare passione per l’insegnamento in sé, per quel legame misterioso che si crea tra chi insegna e chi impara, tra il maestro e i suoi allievi». È questa dunque la principale dote che serve per diventare un “buon prof”, quello che, come recita il titolo del libro, tutti cercano disperatamente.
Paolo Quaglia, professore del liceo scientifico Einstein, giunto al termine della vita lavorativa, in questo libro ha voluto condensare la sua esperienza. Una vita, come tiene a precisare, non “dietro una cattedra”, ma “di fronte a una classe”, che ora gli permette di offrirci una preziosa testimonianza e una serie di costruttive riflessioni sul significato e sul valore dell’insegnamento. Non soltanto consigli molto pratici quindi sulla quotidianità scolastica, ma soprattutto, proprio perché ci si pone “di fronte” agli studenti, uno stimolante approfondimento delle implicazioni educative e relazionali del proprio ruolo. Che è basato, secondo Quaglia, oltre che sulle necessarie capacità professionali, sulla fiducia, sulla capacità di ascolto e sullo spirito critico, anche verso sé stessi. Al punto da ospitare, in una parte del libro, gli interventi di alcuni ex allievi che “valutano” il professore.
Non si tratta di un saggio pedagogico o di politica scolastica. Quaglia ci offre un’esplorazione che, come afferma Gherardo Colombo nella prefazione, “parte dalla scuola esistente e cerca di renderla migliore”. La più difficile e utile delle operazioni.



