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Ti trovi qui: Home / LABORATORIO ADOLESCENZA MAGAZINE / 2023 N.2 / Sempre meno notizie, sempre più social
Sempre meno notizie, sempre più social
ADOLESCENTI E INFORMAZIONE

Quali i canali, quali i siti preferiti dagli adolescenti? Le classifiche uniche nel loro genere, che emergono dalla nostra ricerca, confermano tendenze. E sollevano problemi.

In un nostro recente articolo, dedicato alle fonti di informazione degli adolescenti, avevamo individuato alcune tendenze che emergevano dai dati generali sull’andamento dai media italiani, che però raramente rilevano (per motivi pratici e legali) i comportamenti della popolazione sotto i 18 anni. Risultavano comunque evidenti i principali trend: l’uso dello smartphone come principale strumento di informazione (come per gli adulti, peraltro), la predilezione per i social, la netta preferenza per la comunicazione per immagini (foto e video) rispetto a quella scritta.

I risultati della ricerca 2023 di Laboratorio Adolescenza-Istituto Iard sui comportamenti degli adolescenti non solo confermano le tendenze che avevamo rilevato, ma ci forniscono due classifiche uniche in Italia che focalizzano l’attenzione proprio sulla classe d’età che viene spesso “dimenticata” da altri rilevamenti. Se osserviamo quella più generale, dedicata alle fonti d’informazione, noi “vecchi” ci poniamo subito una sorprendente domanda: chi l’avrebbe detto, dieci anni fa, che la Tv sarebbe finita al quarto posto? In testa, d’accordo, c’è Google, il motore di ricerca che usano quasi tutti, grandi e piccini. Ma al secondo e terzo posto troviamo due media dai nomi strani, Instagram e TikTok, che sono ormai la bibbia di riferimento dei più giovani, e al quarto YouTube, basato esclusivamente sulla condivisone di video e podcast.

L’informazione tradizionale, quella fatta di sole notizie, arranca con un uso ridotto attorno al 20%, mentre la stampa su carta, al 3,5%, viene segnalata soltanto per affezione, superata anche da tutti gli altri social più popolari. Il declino dei giornali di carta appare ormai un fenomeno inarrestabile, in qualche modo storico, ma, come disse una volta Paolo Mieli, ex direttore del Corriere della Sera, “i media non scompaiono mai: dopo tutto andiamo ancora a teatro, anche se adesso è un fenomeno di nicchia e non di massa come ai tempi dell’antica Grecia”. La carta dei libri e dei fumetti, peraltro, sembra mostrare una buona vitalità, anche tra i giovani. Quel che andrà analizzato piuttosto nei suoi effetti, come fenomeno storico, è la progressiva prevalenza dell’immagine sulla parola scritta, come mezzo di espressione.

Ancora più preziosa appare la classifica dei social network (e dei sistemi di messaggistica) utilizzati dai ragazzi, che ci permette anche un confronto con una nostra stessa ricerca del 2020. Dopo il “totalizzante” Whatsapp e l’onnipresente YouTube, si nota un leggero calo di Instagram, che tre anni fa era già affermato, dovuto soprattutto all’ascesa di nuovi concorrenti, in particolare TikTok e Telegram. Crolla il classico Facebook, considerato ormai roba da vecchi, anzi da Boomer, e sale di poco Twitter, oggi X, restando comunque nelle retrovie dei gusti dei giovani.

Viene da chiedersi che cosa orienta le loro preferenze, dal momento che oggi i social appaiono tutti molto simili, nel senso che si sono “copiati” tra loro e tutti permettono ormai di proporre con la stessa facilità video, foto e testi di qualsiasi lunghezza. Incidono probabilmente fattori “storici”, nel senso che Instagram è nato centrato quasi esclusivamente sui video, seguito da TikTok, che ha proposto uno stile più leggero e divertente, e gli altri si sono più o meno uniformati.

Incide il peso dei cosiddetti influencer, attivi nei vari social, a livello nazionale e mondiale, un peso di cui la nostra indagine (vedi articolo a pagina 12) ha rilevato diversi aspetti negativi, soprattutto in termini di svalutazione dell’autostima e dell’immagine di sé. L’enorme quantità di messaggi filtrati da questi nuovi maîtres à penser (si fa per dire), contiene piccole parti di buona cultura e intelligenza, ampi segmenti di sciocchezze, fake news e deliri vari, ma soprattutto una massa critica e maggioritaria di omologazione culturale, condita di egocentrismo e puro marketing commerciale, dal quale è difficile smarcarsi se non si dispone di strumenti extra-internet. Il mezzo video, che per sua natura dovrebbe costituire un efficace stimolo creativo (e in qualche caso lo è), finisce nei social per indurre una continua imitazione e ripetizione quasi ossessiva degli stessi modelli.

Negli Stati Uniti è in corso una maxicausa, portata avanti in 44 stati, contro Meta, che controlla Facebook, Instagram, Whatsapp e Messenger. L’accusa di questa grande Class Action è di catturare slealmente i minori, di violarne la privacy e di utilizzare tecniche manipolatorie. L’obbiettivo è di far dichiarare i social network pericolosi per bambini e adolescenti. In Gran Bretagna sempre Instagram è stato ritenuto responsabile del suicidio di una ragazza, dopo aver visionato una serie di immagini di autolesionismo. TikTok, che è di proprietà cinese, è preso di mira in molti Paesi. E anche in Italia l’aumento dimostrato dei problemi mentali degli adolescenti e dei comportamenti a rischio viene spesso attribuito ai social, che stanno diventando, pur con le loro colpe, il capro espiatorio di tanti problemi culturali e sociali.

Giusto controllare, giusto regolamentare, ma, a parte un improbabile proibizionismo, l’unica soluzione è offrire ai giovani alternative attraenti, con o senza smartphone.

Riccardo Renzi

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