
È normale che i ragazzi, ancorati al presente, non siano appassionati alla salute futura. Ma la disattenzione, figlia della scarsa informazione (con l’eccezione del Covid), è clamorosa. E pericolosa.
“Prevenzione” è un concetto ostico da assorbire. Siamo bravissimi ad invocarla – dall’intramontabile “meglio prevenire che curare” – ma molto meno a praticarla. Uno dei motivi per cui è difficile fare prevenzione è che spesso ciò impone dei cambiamenti nelle proprie abitudini e nel proprio stile di vita. Dalla prevenzione dell’obesità alla prevenzione orale, da quella per l’ipertensione, a quella cardiaca o del cancro, ci sono sempre aspetti che impattano su alimentazione, attività fisica, riposo, sonno… non sempre facili o piacevoli da accettare. E se questo vale per tutti, vale soprattutto per gli adolescenti la cui visione della vita, schiacciata sul presente, rende ancora più difficile fare qualcosa oggi perché servirà domani.
E poi c’è la prevenzione nei confronti di molte malattie infettive, spesso gravi, che se tecnicamente è facile da praticare, perché per molte di queste la si fa attraverso vaccini efficaci e ormai sicurissimi, ci scontriamo ancora con arcaiche ed immotivate resistenze psicologiche. Senza arrivare alle farneticazioni dei negazionisti, in tutti c’è un ancestrale timore a sottoporsi, o a sottoporre un proprio figlio, ad un atto medico non curativo, ma preventivo. Timore che si supera attraverso la ragione e la conoscenza che purtroppo non sono merce che abbonda. Soprattutto la conoscenza.
Lo sforzo collettivo, specie pensando alle nuove generazioni, dovrebbe quindi essere quello di creare una cultura della prevenzione in senso lato, innanzi tutto trasferendo agli adolescenti delle informazioni preziose che non hanno mai avuto e alle quali – l’esperienza del Covid (ne parleremo più avanti) ce lo insegna – reagirebbero in modo virtuoso.
La nostra indagine
Nell’edizione 2023 dell’indagine sugli stili di vita degli adolescenti – che Laboratorio Adolescenza realizza annualmente in collaborazione con l’Istituto di ricerca IARD – abbiamo scelto di approfondire proprio l’argomento “conoscenza” (in ambito prevenzione) riguardo due patologie – il papilloma virus e la meningite da meningococco – il cui contagio è particolarmente facilitato dagli stili di vita tipici degli adolescenti che li portano ad avere rapporti affettivi e sessuali non sempre protetti e quasi mai monogami, grande promiscuità attraverso la scuola, la frequentazione di concerti, di discoteche, di contesti sportivi sia in modo attivo (prati¬ca sportiva, spogliatoio…) che passivi (tifoserie).
Il risultato emerso dall’indagine è che il 49% non sa che l’HPV si trasmette attraverso i rapporti sessuali (ma il 58% – dati Laboratorio Adolescenza 2015 – ritiene che l’utilizzo di qualunque metodo contraccettivo protegga dalle malattie a trasmissione sessuale) e addirittura il 66% non sa che il contagio della meningite da meningococco avviene per via aerea. E sfugge ai più anche il concetto di “portatore sano” (lo è il 10% della popolazione in generale e il 25% dei giovani); che può contagiare anche se non ha sviluppato la malattia. Proprio riferendoci al meningococco, la principale causa di contagio è rappresentata dai portatori sani del batterio: solo nello 0,5% dei casi la malattia è trasmessa da persone affette dalla malattia.
Per difendersi da queste malattie, quindi, la prevenzione attraverso i comportamenti (fatto salvo ovviamente la protezione da barriera nei rapporti sessuali) non garantisce molto. Anche perché sarebbe insensato pensare di suggerire ad un adolescente che per difendersi da queste malattie (gravi e diffuse, ma non certo a livello pandemico) dovrebbe rinunciare a comportamenti che sono l’essenza stessa dell’adolescenza. Tanto più che una protezione sicura – attraverso i vaccini – esiste.
Ma le note dolenti iniziano proprio qui. La vaccinazione contro il papilloma virus è proposta a tutti i dodicenni in modo attivo attraverso lettera della propria agenzia sanitaria territoriale (dal 2007 alle femmine e dal 2017 anche ai maschi) ed è offerta gratuitamente in tutto il territorio nazionale. Nonostante questo, la copertura raggiunta non solo è ben lontana dall’obiettivo del 95% da sempre indicato dal Ministero, ma si attesta intorno al 70% per le ragazze ed è inferiore al 45% per i maschi. E negli anni del Covid l’adesione alla vaccinazione è stata decisamente più bassa.
Situazione peggiore, con un tasso di copertura ancora inferiore per quanto riguarda la vaccinazione contro il meningococco di tipo B (che interessa in modo particolare l’adolescenza), che non sempre è proposta attivamente e, salvo che in poche regioni italiane, non è gratuita (in alcune c’è una copertura parziale del costo).
Non è questa la sede per analizzare – riguardo la questione costi – le scelte di politica sanitaria nazionale e regionale, ma il problema, quant’anche la non gratuità sia certamente un deterrente, non è solo economico (se lo fosse, la vaccinazione contro l’HPV avrebbe coperture da record), ma soprattutto culturale e di conoscenza.

Ritornando alla nostra indagine, ciò che emerge con evidenza è che gli adolescenti – che siano vaccinati o no, non importa – sono talmente poco interessati all’argomento che sanno poco e male se, quando e perché si sono vaccinati. Questo non solo quando si tratta di vaccinazioni fatte (spesso inconsapevolmente) durante la prima infanzia ma, proprio come nel caso di HPV e meningococco, anche di quelle che dovrebbero aver fatto o non fatto nella fase più recente della loro vita. Il 20% non sa/non ricorda se ha fatto la vaccinazione contro l’HPV e il 40% non sa/non ricorda se ha fatto quella contro il meningococco B.
L’esperienza del Covid
Ma qui è importante fare riferimento all’esperienza del Covid alla quale si era fatto accenno. Non può certamente essere un caso che, riguardo alla vaccinazione anti-Covid, l’81% degli adolescenti abbia dichiarato di essersi vaccinato ma, soprattutto, che solo il 2% abbia risposto “non so/non ricordo”. Così come nessuno ha mostrato dubbi su come la malattia si trasmette e sull’importanza di vaccinarsi per proteggere se stessi e le persone fragili.
Certo, di Covid si è parlato ininterrottamente per due anni, e l’atteggiamento degli adolescenti nei confronti della vaccinazione (vista come un passaggio necessario per sperare di ritornare in tempi ragionevoli alla vita di sempre) è stato consapevole e responsabile, molto più di quanto riscontrato in fasce d’età più adulte e certamente più esposte ai rischi conseguenti la malattia.
Con il Covid c’era in gioco non solo la loro salute, ma anche il loro stile di vita, la socialità della quale un adolescente non può fare a meno, e quindi per loro è valsa assolutamente la pena informarsi, capire e agire di conseguenza. Una equazione, consapevolezza-risposta consapevole, che non vale solo per il Covid.
E se è ovvio che non sarebbe ragionevole immaginare un flusso di comunicazione paragonabile a quello che c’è stato per il Covid, tra il tutto e il niente ci sono virtuose “vie di mezzo” che si dovrebbe imparare a percorrere per informare i giovani sulla loro salute, sui rischi che corrono e su come possono evitarli, renden¬doli sempre più protagonisti attivi della loro salute.
Purtroppo, a questo punto, tornano in ballo le solite tradizionali “agenzie”: famiglia, scuola, assistenza sanitaria… Purtroppo, perché al netto delle buone intenzioni e di esperienze virtuose che certamente esistono, sembrano tutte molto sguarnite su questo fronte e, soprattutto, manca un disegno strategico.
Nella scuola del “futuro” che gli adolescenti vorrebbero ci dovrebbe essere spazio per parlare sistematicamente – e non con la giornata “dell’esperto” una tantum – di salute e soprattutto di educazione sessuale. Se una volta tanto li ascoltassimo potrebbe essere un ottimo inizio.
Meningococco rischio poco conosciuto
L’infezione da meningococco, nella forma di meningite e ancor più nella forma invasiva di sepsi meningococcica, è una malattia batterica grave che può essere mortale nel 10% dei casi e lasciare esiti permanenti nel 20 % delle infezioni. L’infezione si trasmette per via aerea ed ha una incubazione di 3-5 giorni.
La caratteristica un po’ particolare di questa infezione è che colpisce soprattutto due fasce d’età, i primi quattro anni di vita (con un picco nel primo anno) e i giovani tra i 14 e i 24 anni. Per quel che riguarda i bambini più piccoli, la causa della maggiore incidenza sta probabilmente nella suscettibilità del sistema immunitario, che è ancora in fase di sviluppo.
Nella fascia adolescenziale e dei giovani adulti la diffusone deriva dalla facilità del contagio in conseguenza della maggiore promiscuità che è tipica di questa fase della vita: a scuola, innanzitutto, ma anche nelle attività ludiche (discoteche, feste) o sportive.
Anche se i casi di malattia da meningococco sono relativamente pochi (in Italia, nel 2019, 189 casi), il batterio circola facilmente perché ci sono molti “portatori sani” e si verificano ogni tanto focolai di infezione in aree ristrette. Data la pericolosità della malattia, vale dunque la pena difendersi: oggi sono disponibili vaccini efficaci e sicuri contro i principali sierotipi del batterio, utilizzabili sia nei bambini da 0 a 4 anni che nelle fasce adolescenziali e dei giovani adulti. Non perdiamo l’occasione per una prevenzione di questa grave infezione.
Pediatra e Presidente di Laboratorio Adolescenza



