
Una larga maggioranza di ragazzi e soprattutto ragazze dicono, secondo la nostra indagine, di sentirsi “depressi”. Per fortuna non è vera depressione. Ma proprio per questo bisogna stare più attenti.
Il 64% degli adolescenti (80,1% delle ragazze) afferma di sentirsi (spesso o qualche volta) triste senza comprenderne il motivo. Per il 35% i momenti di tristezza sono aumentati rispetto al recente passato e per un ulteriore 15% sono diventati più altalenanti. Sono questi i dati che emergono dell’edizione 2023 dell’indagine Laboratorio Adolescenza – IARD. La “traduzione” che loro danno di questa condizione è “sono depresso” o, ancora più, “sono depressa” (analizzando la prevalenza del fenomeno). Parola che è diventata una sorte di mantra attraverso il quale gli adolescenti descrivono ogni criticità che riguarda un loro disagio psicologico o i sempre più frequenti momenti di tristezza dei quali non riescono ad identificare una ragione.
Se però le parole hanno un peso, questa inflazione del termine “depressione” è molto rischiosa. La depressione è una patologia seria che necessita di una precoce diagnosi, e poi di cure specifiche; certamente psicologiche, ma talvolta anche farmacologiche. Sebbene rispetto al passato questo fenomeno sia oggettivamente in aumento tra gli adolescenti (e non solo perché oggi si fanno più diagnosi), siamo per fortuna molto lontani da quella percentuale di “adolescenti tristi” che emergono dai dati dell’indagine.
E se da un lato ci consola che questo esercito di adolescenti-tristi siano depressi (dal punto di vista medico) solo a parole, dall’altro il fenomeno, proprio per l’aumento consistente rispetto al passato, rappresenta comunque un campanello d’allarme che, specie parlando di prevenzione, dobbiamo ascoltare. Derubricare questo malessere sempre più diffuso a “male di stagione-adolescenza” è una semplificazione che può risultare pericolosa, perché la depressione non è un virus, che o si prende oppure no e contro il quale abbiamo magari un vaccino per proteggerci, ma può insorgere lentamente e silenziosamente, senza necessità di un contagio.

Attenti ai segnali di allarme
Prevenzione, allora, ma come? Attenzione ai segnali: umore triste e altalenante, perdita di attenzione, assenza o progressivo disinteresse rispetto alle abituali attività di piacere, calo apparentemente immotivato del rendimento scolastico, disturbi del sonno, variazione dei comportamenti alimentari, tendenza ad isolarsi dal gruppo dei pari e a rinchiudersi sempre più nella interazione attraverso i social. Ovviamente gli episodi di autolesionismo (anche questi iniziano molto in sordina). Relativamente a questi ultimi, la percentuale di adolescenti che afferma di conoscere personalmente coetanei (amici e/o compagni) che compiono atti di autolesionismo (sempre secondo i dati della nostra indagine 2023) supera il 38%; solo nel 2022 la percentuale era del 31,8%.
Non è un elenco esaustivo perché purtroppo la depressione è una sorta di “abito su misura” che può sfuggire alle classificazioni standard e non è sempre immediato riconoscere i segnali, perché l’insorgenza è lenta e il soggetto depresso, o che alla depressione si sta avvicinando, cerca generalmente di nasconderli. Ma genitori attenti, insegnanti attenti, amici attenti, un medico curante attento, possono percepirli e agire. Con l’ascolto, la comprensione, senza drammatizzare o banalizzare, con un supporto psicologico se serve. Prevenzione, in questo ambito è proprio intercettare il “mood” negativo prima che si trasformi in patologia.
Gli antidepressivi più dolci
Quando si parla di disagio psicologico, pensare ad un supporto farmacologico risveglia stigmi e paure ed allora, se serve, una prima risposta attraverso il ricorso a rimedi fitoterapici e totalmente naturali, sempre seguendo le indicazioni del medico curante, potrebbe essere utile. È il caso, ad esempio, degli estratti dello zafferano, indicato nelle attuali linee guida ministeriali, tra le piante medicinali, per gli effetti fisiologici sul “normale tono dell’umore”. Infatti, grazie allo straordinario avanzamento delle tecnologie molecolari ottenuto negli ultimi 20 anni, sono stati identificati con precisione i meccanismi neuronali, fino a prima sconosciuti, alla base dell’azione di diverse molecole naturali utilizzate da tempo con successo, a livello clinico, per la loro efficacia su stati non gravi di ansia e alterato tono dell’umore, nonché disturbi del sonno e più in generale per lenire i disagi psicologici e fisici indotti da condizioni di stress cronico.
Questi studi hanno infatti dimostrato, in maniera inequivocabile, che crocina e safranale, due delle più importanti molecole ad azione psicotropa contenute negli estratti di zafferano, agiscono con una selettività d’azione paragonabile a quella degli antidepressivi e delle benzodiazepine, sulle popolazioni neuronali che hanno un ruolo chiave nei disturbi d’ansia e del tono dell’umore.
Ciò che differenzia l’effetto positivo sul tono dell’umore e sullo stato emozionale indotto dalla crocina e safranale, rispetto agli psicofarmaci, è la significativa minore efficacia nella capacità di attivare o inibire l’attività dei neuroni.
Queste importanti e peculiari proprietà farmaco dinamiche della crocina e safranale permettono agli estratti dello zafferano di avere una significativa efficacia nella terapia delle sindromi non gravi ansioso/depressive dello stress cronico e dei disturbi del sonno, sia in pazienti adolescenti che adulti e vecchi, senza indurre gli effetti avversi, inclusa la dipendenza, spesso indotti dai trattamenti con psicofarmaci.
Professore Emerito di Neuropsicofarmacologia Università di Cagliari e Presidente di Laboratorio Adolescenza



