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Femminicidi, educazione al rispetto, educazione all’affettività, educazione alle relazioni, educazione sessuale. Un po’ di chiarezza
EDUCAZIONE SESSUALE

Siamo sicuri di voler lasciare ai siti porno l’educazione sessuale dei ragazzi e delle ragazze minorenni? Con tutte le conseguenze del caso.

I femminicidi continuano senza posa a caratterizzare il vissuto della nostra società. La morte di Giulia Cecchettin, 83esimo caso di femminicidio registrato in Italia dall’inizio dell’anno, ha lasciato sgomento il Paese e da moltissime parti si è levata la richiesta – rivolta ovviamente anche alla scuola – di intervenire intensificando processi formativi ed educativi che incidano sugli atteggiamenti e sulle scelte quotidiane dei ragazzi e delle ragazze.

Il Ministro Valditara ha così lanciato “Educare alle relazioni” , un progetto nella lotta contro la violenza di genere, che sottolinea l’importanza dell’educazione nelle scuole come strumento fondamentale nella prevenzione di tali fenomeni.
Senza entrare nel merito dell’ennesimo progetto, credo sia il caso di provare a fare un minimo di chiarezza.

Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere

A dire il vero a scuola il tema non è per nulla nuovo e da diversi anni sono state definite azioni concrete (ma forse mai attuate). Basti solo pensare che la legge 119 del 2013 ha convertito in legge il decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere che all’articolo 5 prevede un piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere. Successivamente il comma 16 della legge 107 del 13 luglio 2015 ha stabilito che il piano triennale dell’offerta formativa (PTOF) debba assicurare l’attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni.
La ministra Fedeli ha firmato le linee guida – elaborate da un significativo gruppo di esperti – e che sono ancora oggi attualissime (quanto sconosciute).
Il Ministero dell’istruzione ha persino aperto un portale internet sulle azioni previste dal piano. È nato così il sito Noi siamo pari che, come spesso accade, giace attualmente in sostanziale disuso visto che, ad esempio, l’ultima circolare sulla Violenza di genere riportata è quella del 2019.

E l’educazione sessuale?

Nel frattempo proprio a ottobre in parlamento c’è stato uno scontro accesissimo sul tema dell’educazione sessuale che è stata definita dal senatore Sasso (Lega, ex sottosegretario all’istruzione) “una porcheria e una nefandezza”.
Le ricerche svolte da Laboratorio Adolescenza segnalano che l’argomento più richiesto da parte degli e delle adolescenti come tema da affrontare a scuola è proprio quello dell’educazione sessuale.
L’analisi svolta da Maurizio Tucci nell’ultimo capitolo del volume “Adolescenza non luogo” (L’adolescenza al tempo del Covid) segnala come questione davvero significativa non solo l’affettività, ma più propriamente la sessualità degli adolescenti trattati spesso o come bambini o come adulti ma mai come adolescenti.
La questione oggi può riassumersi così: educazione al rispetto, all’affettività, alle relazioni, alle differenze di genere o qualunque sinonimo vogliamo ritrovare comprendono o non comprendono la dimensione “educazione sessuale”?
Siamo di fronte al consueto rischio “dualismo” della cultura italiana. Ovvero di pensare l’educazione all’affettività disincarnata rispetto alla “carnalità” dell’educazione sessuale e viceversa. Insomma: Platone e Cartesio, mente e corpo. E la scuola italiana pensa spesso solo alla mente (non con grandissimo successo, occorre dire, visti gli esiti Invalsi e PISA) ritenendo, per dirla con l’On. Sasso, porcheria e nefandezza parlare di sessualità a scuola.

Uno studio francese: vogliamo che a fare educazione sessuale sia You Porn?

L’autorità francese di regolamentazione della comunicazione audiovisiva e digitale ha pubblicato nel marzo scorso uno studio interessantissimo dedicato all’analisi dell’uso da parte dei minori di siti per adulti. L’esposizione dei minori a contenuti pornografici su Internet è in forte aumento. A partire dai 12 anni, più della metà dei ragazzi visita questi siti in media ogni mese, e quasi due terzi lo fanno tra i 16 e i 17 anni. In media, il 12% del pubblico dei siti per adulti è composto da minori.

Lo stesso dicono studi riferiti all’Italia. Da qui sorge immediata la domanda: siamo sicuri di voler lasciare ai siti porno l’educazione sessuale dei ragazzi e delle ragazze minorenni? Con tutte le conseguenze del caso. Non ultima quella di definire modelli di identificazione e comportamento fuorvianti se non violenti, aggressivi, possessivi.
È questo che vogliamo?

Forse è davvero il caso di iniziare a pensarci. Magari mettendoci in gioco come adulti.

Aluisi Tosolini
Filosofo dell’Educazione, coordinatore scientifico Casco Learning

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